Wolfenstein Youngblood: cosa sapere

(Crotone)ore 15:30:00 del 28/07/2019 - Tipologia: , Videogames

Wolfenstein Youngblood: cosa sapere

Come nelle più note produzioni a base multiplayer cooperativa, le due protagoniste devono spesso interagire per aprire insieme porte e attivare interruttori, ma è soprattutto nell'ottica del combattimento che la loro collaborazione prende forma..

 

WOLFENSTEIN YOUNGBLOOD RECENSIONE - Wolfenstein: Youngblood introduce per la prima volta nel franchise una modalità cooperativa: l'intera campagna viene affrontata dalla coppia formata da Jess e Soph, ed è possibile scegliere se giocare offline(deputando all'intelligenza artificiale il controllo della propria compagna) oppure online, ospitando una partita privata o aperta a qualsiasi partecipante nei termini di un sistema di tipo drop-in / drop-out, o ancora unendosi al match di qualcun altro. La differenza sta ovviamente nella progressione: se siamo noi a ospitare l'azione si baserà sui nostri progressi fra le missioni e non quelli di qualcun altro, esponendoci in quest'ultimo caso a un discreto rischio spoiler. Ad ogni modo le missioni completate vengono memorizzate su entrambi i salvataggi, incluse quelle non ancora sbloccate.

WOLFENSTEIN YOUNGBLOOD RECENSIONE - Organizzarsi con un amico è chiaramente l'opzione migliore, e Bethesda ha pensato bene di favorirla introducendo l'interessante Buddy Pass, incluso nella Deluxe Edition del gioco per appena 10 euro in più, il che porta il prezzo dai 29,99 euro di default a 39,99 euro. Si tratta di una feature che consente in soldoni di giocare in due con un'unica copia del titolo: il proprietario può invitare chiunque ad affrontare insieme a lui la campagna, a patto di farlo con una sola persona alla volta. L'unico limite di questa trovata è il fatto che, su console, chi partecipa senza possedere il gioco potrà sì completare tutte le missioni insieme al suo amico ma non sbloccherà alcun achievement. Come nelle più note produzioni a base multiplayer cooperativa, le due protagoniste devono spesso interagire per aprire insieme porte e attivare interruttori, ma è soprattutto nell'ottica del combattimento che la loro collaborazione prende forma.

WOLFENSTEIN YOUNGBLOOD RECENSIONE - I desideri di fuga del duo vengono esauditi, forse non nel modo in cui desideravano: B.J. è sparito nel nulla, lo stesso F.B.I vaga nel vuoto senza una pista da seguire e i timori sulla sua sorte aumentano quando si scopre che è partito per Parigi senza alcun preavviso. Tocca quindi a Jess e Soph, accompagnate dall’amica nerd Abby, volare sulle rive della Senna per cercare di mettere assieme i pochi indizi in un percorso che si incrocerà con quello della resistenza parigina, confinata nelle catacombe.

La componente narrativa, pur non raggiungendo la vacuità dei primissimi vagiti, fa un passo indietro rispetto a quanto apprezzato nei recenti reboot, soprattutto a causa di una spersonalizzazione della minaccia con la croce uncinata. Il fatto che non si prenda troppo sul serio, unita alla non linearità del racconto, riesce a nascondere solo in parte soluzioni poco eleganti e un cammino di crescita dalla gioventù alla maturità decisamente affrettato: un secondo prima il duo fatica a premere un grilletto contro un essere vivente e l’istante successivo la strada è coperta di corpi e parti robotiche strappate ai nazisti. In fin dei conti va anche bene così, non ci sono siparietti imbarazzanti decontestualizzati – ricordo ancora con orrore la gag del bagno in The New Colossus – e sia Jess che Soph sono due personaggi forti e “cazzuti”, magari ripetitivi nelle loro volgarità inserite in modo forzato, ma di certo dotate di un buon carisma e di quella voglia di conoscere il mondo tipica di ogni teenager. Ci sono excursus sopra le righe e cut-scene prese in prestito da qualche film di Tarantino mai girato, insomma i soliti ingredienti della saga.

Youngblood: level design e cooperazione

Youngblood non è solo la storia di due sorelle. Questa parte viene diluita dal sistema delle missioni in cui solo le principali approfondiscono il rapporto tra le due e i personaggi che fanno da corollario, mentre sono le numerose side quest a immergere il giocatore in una Parigi allo stremo delle forze e schiacciata sotto la suola nazista. Documenti, cassette, registrazioni, giornali e poster non sono una novità ma il loro utilizzo è stato ben sfruttato per caratterizzare la scenografia e il risultato è davvero ottimo.

Questo modo di narrare è valorizzato dal e al tempo stesso sfrutta il level design. Youngblood è stato realizzato a quattro mani: da un lato MachineGames si è occupata del gunplay e dell’azione in sé e dall’altro Arkane Studios ha messo a frutto la propria esperienza maturata con i vari Dishonored e Prey per creare un’ambientazione ben differente rispetto ai canoni della serie. Parigi è infatti suddivisa in una serie di macro-aree in cui occorre tornare di frequente per completare obiettivi sempre diversi, primari e secondari, dati in diretta radio da Abby o facenti parti di sfide a tempo. I tasselli del puzzle sono tenuti assieme dall’HUB in cui risiedono i partigiani francesi e dal fast travel attraverso la rete metropolitana.

Le parole d’ordine sono esplorazione e libertà. Ogni zona può essere affrontata da nord a sud e da est a ovest senza seguire una linea retta ed è un coacervo di stanze, corridoi, balconi e vie secondarie da perlustrare per raccogliere proiettili, armature e tutti i log che approfondiscono la difficile vita fra i boulevard. Ci sono poi ospedali e caserme, senza dimenticare tutta la città che sta sotto, fatta di fogne, cunicoli della metro e una rete infinita di bunker. La Parigi qui rappresentata è la cugina di Talos I e di Dunwall, un intreccio continuo di sentieri e scorciatoie. Il discorso si va ad ampliare durante le missioni principali, veri e proprio assalti ai cuori pulsanti dei nazisti, ambientate in architetture ricche, frastagliate e cariche di spunti. Che siano vertiginose torri o oscure prigioni, tutto esalta la brutalità del Quarto Reich.

Il design di gioco è fortemente improntato sulla cooperazione, come dimostrano le continue vie parallele, le vite condivise, le pose e le azioni da eseguire assieme, e premia un approccio all’unisono, comportamento possibile solo giocando assieme ad un altro essere umano. La mano di Arkane Studios si vede con forza in questo frangente e al fianco di un amico Youngblood raggiunge l’apice del suo potenziale. C’è sempre il rischio che lasciando aperta la lobby spunti fuori qualche sabotatore, ma questa non è certo una colpa di chi ha creato il gioco. A loro vanno ascritti meriti e lodi per aver tratteggiato un vero e proprio parco giochi della morte: l’ampia verticalità permette di controllare l’area da zone differenti, si può fare da esca intanto che il socio piazza delle cariche con il dieselkraftwerk o, ancora, difendere la linea mentre si cerca di bypassare un codice di sicurezza. Youngblood sfrutta però solo in parte la lezione imparata con Prey e Dishonored ed è difficile parlare di gameplay emergente anche condividendo la scia di sangue teutonica con un amico.

Giocare da soli

Qualche riga va spesa anche sul comportamento della bot-sister nel caso in cui ci si affidi all’AI. In una parola: furba. Youngblood può essere giocato tranquillamente in solitaria e nella campagna svolta dal sottoscritto, la Jess guidata dalla CPU non ha (quasi mai) frustrato l’andamento degli scontri facendosi magari scoprire in campo aperto o premendo il grilletto durante un’incursione stealth. La soluzione adottata da MachineGames&Co. è molto intelligente e negli spostamenti la propria spalla è quasi sempre in modalità occultamento. Anche quando l’aria si riempie di polvere da sparo l’azione dell’intelligenza artificiale è più che soddisfacente ed equilibrata, si rivela un vero aiuto ma senza togliere al giocatore il ruolo di protagonista.

La direzione impressa da Arkane Studios si riverbera sulle geometrie della metropoli, sulla ramificazione delle missioni e anche su una progressione quasi da GDR all’acqua di rose. Nel 2019, almeno sotto questo aspetto, Youngblood risulta però anacronistico e ancorato ad un passato senza troppe idee. Ad esempio nell’albero delle abilità, suddivise fra potenza, corpo e mente. Lungo questi tre rami si dipanano le migliorie sulla corazza, sui punti vita o sull’utilizzo delle armi, nulla di realmente innovativo e con il tutto scollegato dall’azione in gioco. Si uccidono nazisti, si cresce di livello e si sbloccano a piacimento innesti per la tuta, a prescindere se si stiano affrontando le divise grigie nell’ombra o a grilletto spianato.

potenziamenti per le armi sono invece affidati a delle monete d’argento sparse ai quattro angoli dei livelli e date anche come ricompense al termine della missione. Anche qua siamo fermi a trovate già viste altre volte, fra mirini laser e canne migliorate, componenti inoltre affidate ad una UI non proprio allo stato dell’arte. Gli unici spunti interessanti sono alcuni boost temporanei e i diversi segnali di intesa con la propria sorella, ognuno caratterizzato da un buff differente.

 

Scritto da Carmine

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