Un brindisi? Può valere più di 11 miliardi…

BARDOLINO (Verona)ore 09:46:00 del 10/04/2014 - Tipologia: Cultura, Curiosità, Economia

Un brindisi? Può valere più di 11 miliardi…

Ai margini di Vinitaly, il Salone Internazionale del vino e dei distillati, emerge il valore del brand legato all’immagine e alla visibilità dei principali prodotti vinicoli italiani. Ai primi posti la Toscana con il Chianti, il Veneto con il Prosecco di .

Un brindisi che vale una fortuna. Per chi non ci credesse, ecco pronta la smentita. Non è questione di qualità, ma di reputation. Per dirla all’italiana, di importanza e forza del marchio. Alla faccia della crisi (e pure dei francesi), l’Italia resta la patria del buon vino. Qui le uve producono ancora nettare divino, esportato e venduto a caro prezzo in ogni parte del mondo. Un’etichetta italiana, quando non viene copiata o falsata, è sinonimo di prelibatezza, di bicchiere da degustare facendo vibrare il palato. Il “Made in Italy” riconosciuto nel mondo è stato protagonista al Vinitaly, il Salone Internazionale del vino e dei distillati. Una vetrina che ha offerto l’ennesima conferma: l’Italia vale ancora ed ha cavalli sicuri su cui puntare. Qualche esempio? Proprio il brand legato all’immagine e alla visibilità di alcuni dei principali prodotti vinicoli tipici italiani vale oltre 11,5 miliardi di Euro, secondo una stima dell’Ufficio Studi della Camera di commercio. In sostanza, basta il “nome” per battere la concorrenza. Ma il “nome”, come si sa, è frutto di storia, ricerca e garanzia. L’Italia ne ha alcuni affermati che non temono la concorrenza. La classifica delle “cantine” del BelPaese con le etichette più conosciute nel mondo è guidata da un rosso, il Chianti toscano, il cui “marchio” vale 1,6 miliardi di Euro. Un aperitivo con le bollicine del Prosecco veneto Valdobbiadene ha un valore, in termini di reputazione economica, di 1,2 miliardi di euro. Se con carni dal sapore forte l’abbinamento è con un Montepulciano d’Abruzzo, in realtà si sta bevendo un vino il cui brand si attesta a più di 1,1 miliardi di euro. Nel tour enologico, troviamo poi il Piemonte con il Barbera e ancora il Veneto con il Soave (i cui brand valgono entrambi oltre 1 miliardo di euro). Con un marchio di 700 milioni di euro c’è il Brunello di Montalcino toscano seguito dal lambrusco dell’Emilia-Romagna (quasi 600 milioni di Euro) e dal Franciacorta (578 milioni di Euro). Le Regioni produttrici, in sostanza, riescono a porre uno dei loro vini in classifica. Tutt’altro che scontato. Il valore del brand dei principali prodotti vinicoli è stato calcolato sulla base di alcuni parametri economici e di immagine, tra i quali i flussi del turismo enogastronomico, il valore dell’export del prodotto, la conoscenza del prodotto stesso all’estero e in Italia, il valore economico della zona di produzione. In classifica non mancano prodotti della Sardegna (il Cannonau), il Marsala o il Bardolino, ovvero vini che nel loro territorio non hanno praticamente rivali ed hanno saputo reinventarsi ogni volta in Maniera sempre virtuosa. Come? Sfruttando la forza della tradizione e l’innovazione del processo produttivo per reggere la richiesta del mercato. Il risultato è straordinario, non solo al palato ma anche al portafoglio: sfruttare il nome significa grande facilità di vendita e coltello dalla parte del manico in sede di contrattazione.

Scritto da Albertone

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