Sicilia ADDIO: 70MILA LAUREATI PARTONO PER NON TORNARE PIU'

(Catania)ore 18:24:00 del 05/12/2017 - Tipologia: , Cronaca, Denunce, Economia, Lavoro, Sociale

Sicilia ADDIO: 70MILA LAUREATI PARTONO PER NON TORNARE PIU'

All'Isola servirebbero 400 mila nuovi posti di lavoro nel giro di qualche anno .

Il dato purtroppo non stupisce, la Sicilia é sempre stata terra di emigranti, anche per via delle difficoltà croniche di tipo economico che la affliggono. Notizie "catastrofiste" di questo tipo si leggono da anni. La novita degli ultimi decenni è che emigrano di più i laureati, ma il dato - oggettivamente significativo- va comunque interpretato, nel senso che dalla emigrazione necessitata, di chi deve andarsene per trovare lavoro (che riguarda soprattutto certe categorie di laureati, come gli ingegneri) bisogna distinguere quella di chi va a vivere altrove per fare lavori che potrebbe fare anche in Sicilia, insomma più per moda (in ossequi al famoso detto "cu nesci arrinesci" che per reale necessità. Una categoria molto nutrita, cui appartengono principalmente i giovani della medio/alta borghesia sicula, cui fin da piccoli viene installata una certa mentalità da emigrante che li porta a fare altrove percorsi professionali che avrebbero potuto svolgere anche in Sicilia: LEGITTIMAMENTE, sia chiaro...ma il dato statistico non tiene conto di simili dinamiche sociali, che - qua come altrove- orientano le scelte dei giovani (mediamente facili da suggestionare e non particolarmente inclini allo pensiero critico) più delle reali necessità.“

È sempre più spaccata tra ricchi e poveri la Sicilia che tra qualche mese tornerà a votare per le Politiche regionali. Lasciandosi alle spalle una “legislatura grigia, anzi quasi nera”, emblematicamente rappresentata dalla Finanziaria cosiddetta light che Palazzo dei Normanni ha varato qualche giorno fa. Anche quest’anno dopo quattro mesi di esercizio provvisorio. “Né più né meno che un’aspirina – dice Mimmo Milazzo, segretario in carica della Cisl Sicilia – somministrata da una politica allo sbando al malato grave che resta la Sicilia”. “All’Isola servirebbero 400 mila nuovi posti di lavoro nel giro di qualche anno”, afferma.

“E servirebbero più investimenti e meno burocrazia. Ma la politica ha ben altre priorità. Tanto più ora, sotto elezioni”. Milazzo ha aperto così, a Palermo, il dodicesimo congresso regionale della confederazione sindacale che vedrà a ruota - questa mattina - l’intervento della leader nazionale Furlan. E precisa: “In Sicilia il reddito medio più elevato percepito dal 20% più ricco dei siciliani è 8,3 volte maggiore del reddito medio più basso su cui può contare il 20% più povero. E il rischio povertà ed esclusione sociale incombe sul 55% della popolazione”. Negli ultimi due anni il Pil regionale è cresciuto, complessivamente, del 3,6%. L’anno scorso di un 1%, un po’ più del dato nazionale (+0,9%). E anche per quest’anno si stima un +1.

“Ma il segno positivo non recupera gli oltre 13 punti percentuali persi negli anni della depressione più nera, dal 2008 al 2015”. Così il reddito medio familiare, in Sicilia, “resta al di sotto di 21 mila euro e oltre il 50% delle famiglie non arriva a un reddito di 18 mila euro annui, meno di 1.500 euro al mese”. Inoltre la disoccupazione giovanile viaggia sopra alla soglia esplosiva del 57%. Insomma, l’Isola che in autunno andrà a votare per Palazzo dei Normanni e Palazzo d’Orleans, “è sempre appesa al filo delle sue contraddizioni strutturali”: dalla povertà ai rifiuti alla pubblica amministrazione ai settori produttivi in affanno. Ai temi delle autonomie locali, dei precari, dei fondi Ue, delle Partecipate e della formazione.

Sono gli emigrati, sono i siciliani “altri” di cui pochi parlano, dimenticati. Prima costretti a partire e poi rimossi. Fantasmi. Eppure loro, immancabilmente, fanno migliaia di chilometri all’incontrario per rivedere i luoghi della gioventù o per conoscere i posti di cui hanno soltanto sentito parlare, gli stessi in cui sono nati genitori, nonni, bisnonni. Tornano per abbracciare parenti magari mai visti ma sempre sentiti intimamente vicini. Nell’entroterra siciliano le piazze tornano a colorarsi delle sfumature di età diverse, si rivedono giovani e appena ex giovani, non soltanto bambini e anziani, estremi di una quotidianità arida.

Tornano sempre, questi siciliani “altri”, perché non c'è amore più forte di quello non corrisposto. E trovano una Sicilia troppo uguale a quella che hanno lasciato. Con gli stessi problemi, dall’acqua che manca alle strade interne polverose e improbabili, mentre ormai in quell’altrove ospitale viaggiano su treni lindi e superveloci.

Trovano, soprattutto, giovani pronti a fare oggi la stessa strada che loro e le loro famiglie fecero ieri e ieri l’altro. E li incrociano non nelle viuzze del paesino arroccato sull’impervio cocuzzolo, ma nelle strade delle città. Dalla valigia di cartone al trolley in cui piegare anche un diploma di laurea, in fondo è cambiato ancora poco per evitare di svuotare questa terra di braccia e cervelli, di prospettive e di sviluppo.

Scritto da Luca

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