Selmayr: ennesimo tedesco a capo della UE CON UN GOLPE

(Bari)ore 09:33:00 del 14/09/2018 - Tipologia: , Economia

Selmayr: ennesimo tedesco a capo della UE CON UN GOLPE

Un altro tedesco a capo dell’Europa: l’ennesimo. E in più, salito al trono truccando le carte. Il verdetto è duro e meriterebbe di trarne conseguenze politiche.

Un altro tedesco a capo dell’Europa: l’ennesimo. E in più, salito al trono truccando le carte. Il verdetto è duro e meriterebbe di trarne conseguenze politiche: nella procedura di nomina di Martin Selmayr a segretario generale, la Commissione Europea non ha seguito le regole «in modo corretto né nella lettera né nello spirito», ha detto l’Ombudsman dell’Unione Europea, Emily O’Reilly, al termine di un’inchiesta sulla promozione lampo dell’ex capo-gabinetto del presidente Jean-Claude Juncker il 21 febbraio scorso.

Il Mediatore Europeo, scrive David Carretta sul “Foglio”, ha identificato quattro casi di “cattiva amministrazione”. Nella sostanza accusa l’esecutivo Juncker e lo stesso Selmayr di aver orchestrato una procedura “fake”. «La Commissione ha creato un senso d’urgenza artificiale per riempire il posto di segretario generale al fine di giustificare la non-pubblicazione del posto vacante. La Commissione ha anche organizzato una procedura di selezione del vice-segretario generale non per riempire quel ruolo ma per permettere la nomina rapida in due fasi di Selmayr a segretario generale», ha spiegato O’Reilly, senza dimenticare di criticare la strategia comunicativa «difensiva, evasiva e a volte combattiva». Il risultato è che «tutto questo ha rischiato di mettere repentaglio il bilancio ottenuto con fatica di alti standard amministrativi dell’Ue e di conseguenza la fiducia pubblica».

E’ un giudizio severo, scrive Carretta, che si aggiunge a quello che aveva espresso dall’Europarlamento lo scorso aprile, quando era stata una risoluzione in cui si denunciava «un’azione stile colpo di Stato» per portare il tedesco Selmayr sul posto più Martin Selmayrimportante dell’amministrazione comunitaria. «La nomina di Selmayr a segretario generale della Commissione è avvenuta in una riunione del collegio il 21 febbraio scorso, senza che i commissari ne fossero stati informati preventivamente», ricorda Carretta. L’Ombudsman, consultando migliaia di documenti, ha ricostruito gli eventi e confermato quanto alcuni giornali europei – tra cui “Il Foglio” – avevano raccontato per settimane sui piccoli giochetti di Selmayr, che ha preso in ostaggio i commissari per impadronirsi della Commissione (Juncker aveva perfino minacciato le dimissioni, se il suo fidatissimo collaboratore fosse stato costretto a lasciare). Malgrado il verdetto del Mediatore, però, la Commissione Juncker non ha cambiato linea: il suo portavoce, Margaritis Schinas, ha spiegato che l’esecutivo comunitario «condivide solo uno degli elementi del rapporto dell’Ombudsman», ovvero «il riconoscimento del fatto che Selmayr sia un funzionario competente e dedicato al progetto europeo».

La tattica rischia di essere controproducente, avverte il “Foglio”: nel 1999 la Commissione di Jacques Santer fu costretta a dimettersi in massa per alcuni casi di “cattiva amministrazione”. L’attuale Europarlamento potrebbe usare il “Selmayr Gate” per chiedere la testa di Juncker, se dovesse giungere alla conclusione che mostrare i muscoli con la Commissione è il modo migliore per arginare il populismo anti-europeo.

Nel frattempo, i danni della nomina di Selmayr si fanno già sentire. La Commissione, aggiunge Carretta, «farà molta più fatica a contestare alla Polonia la nomina di giudici amici del partito “Legge e Giustizia” o all’Italia la rimozione politica di dirigenti delle autorità, come chiesto dal Movimento 5 Stelle con il presidente della Consob, Mario Nava». Ma chi è, davvero, la pietra dello scandalo della Commissione Juncker? Su “Linkiesta”, Andrea Fioravanti presenta il 47enne avvocato Selmayr come il tecnocrate più potente di Bruxelles: «È con lui che bisogna trattare se si vuole sforare il deficit nella legge di bilancio o evitare una procedura d’infrazione». Secondo molti, Selmayr è addirittura il “presidente ombra”, quello che comanda – davvero – la Commissione Europea. «Dalla crisi del debito greco alla strategia per Selmayr e Junckeril negoziato Brexit – scrive Fioravanti – tutti i dossier più importanti dell’Ue negli ultimi quattro anni sono passati nelle sue mani».

I 27 commissari devono infatti coordinarsi con lui, prima di intraprendere qualsiasi iniziativa. «Un potere assoluto – osserva Fioravanti – che Selmayr giura di gestire seguendo solo le indicazioni di Juncker, anche se alle volte sembra il contrario». Questo avvocato tedesco «con molti soprannomi e pochi amici a Bruxelles», in meno di dieci anni è passato da semplice portavoce a segretario generale della Commissione, il ruolo amministrativo più importante dell’Unione Europea. «Alcuni colleghi lo chiamano il “mostro” di Berlaymont per come gestisce in modo autoritario e dispotico i lavori nel palazzo della Commissione a Bruxelles. Altri ancora invece l’hanno definito il “Rasputin di Juncker” o il “Frank Underwood della politica europea” per il cinismo unito alla spregiudicatezza politica», si legge su “Linkiesta”. Come il protagonista di “House of Cards” interpretato da Kevin Spacey, Selmayr ha organizzato il suo machiavellico “delitto perfetto”: «Ha approfittato della polemica sull’assegnazione non chiara ad Amsterdam dell’agenzia del farmaco ai danni di Milano per costringere alla pensione anticipata l’olandese Alexander Italianer che aveva secretato alcuni documenti presentati dai suoi connazionali».

Molto vicino ad Angela Merkel, Selmayr non gode delle simpatie dei socialdemocratici, né di quelle dell’ala più conservatrice della Cdu, che lo considera troppo europeista. Mentre il capo di gabinetto è un ruolo politico, che varia a seconda di chi diventa presidente della Commissione, quello di segretario generale è invece un ruolo amministrativo e può terminare solo in tre modi: pensione, dimissioni o una nuova nomina fatta dagli stessi commissione. «In pratica, una nomina a vita», chiarisce Fioravanti. Sicché, il ruolo di Selmayr è davvero decisivo: coordina il lavoro di 20.000 funzionari e 27 i commissari. «Tutte le dichiarazioni, tutte le decisioni, tutte le trattative con gli altri organi europei e gli Stati passano da questa figura-chiave». Juncker sembra essere rimasto sorpreso dalla tempistica e dalla spregiudicatezza dell’auto-promozione del suo capo diElmar Brokgabinetto, ma – a 63 anni – sa di essere all’ultimo giro di corsa, e quindi ha dato il via libera all’operazione. Nel maggio del 2019 Juncker non si potrà ricandidare: è troppo impopolare.

«Per non disperdere il lavoro fatto finora e in vista delle sfide che dovrà affrontare l’Unione europea ha acconsentito alla manovra personale di Selmayr, pur di avere il suo uomo di fiducia nel tavolo dei dossier più importanti dell’Ue». Tra Brexit, discussione sul budget comunitario e riforma dell’Eurozona – aggiunge Fioravanti – Juncker vuole far coordinare i lavori alla persona che dal 2014 lo affianca alla guida dell’Ue. «Selmayr è la definizione plastica di burocrate europeo. Ce l’ha scritto nel Dna. Il padre Gerhard è stato negli anni ‘90 a capo dello staff della Cancelleria e dirigente generale del ministero della difesa della Repubblica federale tedesca». Il nonno di Martin, Josef, dopo un periodo come tenente colonnello nei Balcani durante la Seconda Guerra Mondiale, negli anni ‘50 è diventato il primo direttore dei servizi segreti della Germania Ovest. E Martin ha seguito le loro orme. Dal 1998 al 2000 ha lavorato come consulente legale alla Bce. «Deve la sua fortuna politica a Elmar Brok, storico europarlamentare tedesco del Ppe e presidente dell’Unione dei Federalisti Europei. L’incontro è decisivo nel plasmare l’ideologia politica di Selmayr», scrive sempre “Linkiesta”.

Nel 2004, Selmayr è entrato nella Commissione Ue come funzionario, e per sei anni è stato il braccio destro e portavoce di Viviane Reding, commissaria europea lussemburghese all’Agenda Digitale fino al 2010. «Se oggi abbiamo l’abolizione del roaming che ci permette di usare Internet e fare chiamate dal nostro smartphone senza pagare un euro in più rispetto al nostro piano tariffario – scrive Fioravanti – è anche grazie a lui». Il Lussemburgo è piccolo, aggiunge “Linkiesta”, e non è un caso che Juncker abbia pescato Selmayr dallo staff di Reding per fargli guidare nel 2014 la campagna elettorale per l’elezione aWeidmann e Draghipresidente della Commissione Europea. «Fu proprio il padrino politico di Selmayr, Brok, a consigliare Juncker di prendere quel giovane portavoce che aveva già elaborato una strategia per la commissaria Reding, poi ritiratasi dalla corsa».

La Germania sa di essere il paese più ricco e influente dell’Unione Europea, e per questo i tedeschi preferiscono stare dietro le quinte: «Non occupano i ruoli più visibili o mediatici, ma quelli più strategici. Davanti ai microfoni vanno i politici, ma il vero lavoro lo fanno i funzionari. Lì, tra i cavilli e i regolamenti dove veramente conta l’influenza di un paese, quasi sempre ci sono dei tedeschi». Una concezione completamente diversa da quella italiana, ricorda Fioravanti. Ad oggi infatti abbiamo: il presidente della Bce (Draghi), quello del Parlamento Europeo (Tajani) più l’alto rappresentante per la politica estera (la Mogherini). «Siamo sicuri di contare veramente qualcosa?». Con la nomina di Selmayr, aggiunge Fioravanti, ora tutti i ruoli amministrativi più importanti dell’Unione Europea sono ricoperti da tedeschi. Klaus Welle è segretario generale del Parlamento Europeo dal marzo del 2009, Helga Schmid invece coordina il lavoro dell’Eeas (Servizio Europeo per l’Azione Esterna). A questi potrebbe aggiungersi anche la nomina di Jens Weidmann a capo della Bce: «L’attuale presidente della Bundesbank, la banca centrale tedesca, è considerato uno dei probabili successori di Mario Draghi all’Eurotower, quando il mandato dell’italiano scadrà il 1° novembre del 2019»

Da: QUi

Scritto da Gregorio

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