Riina in un ospedale di eccellenza, cittadini NON SI POSSONO CURARE: THIS IS ITALY

(Palermo)ore 22:05:00 del 17/06/2017 - Tipologia: , Cronaca, Denunce, Sociale

Riina in un ospedale di eccellenza, cittadini NON SI POSSONO CURARE: THIS IS ITALY

“MA CHI LO DICE CHE RIINA STA COSI' MALE” – RITA DALLA CHIESA SCRIVE A “LIBERO”: HO CHIESTO CHI AVESSE STILATO I REFERTI MEDICI. NESSUNA RISPOSTA - RIINA È IN UN OSPEDALE DI ECCELLENZA DOVE RICEVE TUTTE LE CURE DEL CASO MENTRE MIO PADRE NON E’ MORTO IN MO.

MA CHI LO DICE CHE RIINA STA COSI' MALE” – RITA DALLA CHIESA SCRIVE A “LIBERO”: HO CHIESTO CHI AVESSE STILATO I REFERTI MEDICI. NESSUNA RISPOSTA - RIINA È IN UN OSPEDALE DI ECCELLENZA DOVE RICEVE TUTTE LE CURE DEL CASO MENTRE MIO PADRE NON E’ MORTO IN MODO DIGNITOSO

Lettera di Rita Dalla Chiesa a Libero Quotidiano

Gentile Fausto, sono d' accordo con lei. Lo Stato (nel quale io profondamente credo) non può e non deve, in alcun modo, competere in crudeltà e ferocia con la mafia. Ma l' ergastolo è ergastolo. Non possono esserci spiragli per qualcuno che si chiama Totò Riina, e non, allora, per il signor Mario Rossi, anche lui vecchio e malato e condannato a stare in carcere tutta la vita.

A parte il fatto che Riina è in un ospedale di eccellenza dove riceve tutte le cure del caso. A parte il fatto che lui vive a pochi metri da dove, invece, sono sepolti mio padre e Emanuela, ho sempre sostenuto che tutti dovrebbero avere il sacrosanto diritto di morire in modo "dignitoso". Dico solo che mio padre, Emanuela, e i troppi che sono stati lasciati per terra o, a brandelli, in cima a un palazzo, hanno ricevuto un altro "addio" al mondo.

Irriconoscibili, senza una nostra carezza, sotto lo sguardo di tutti, fotografi e telecamere comprese, e senza la protezione della pietas umana della gente. Ferma ai lati delle strade a commentare. Mi creda, non è facile dimenticare alcune immagini. Ti si stampano negli occhi per una vita intera.

Quando guardo negli occhi una figlia, una moglie o un parente che ha subito la nostra stessa violenza, in quegli occhi vedo altri volti, altre vite, ma l' identico dolore.

Ho chiesto di poter sapere chi ha stilato i referti medici. Nessuno che si sia assunto la responsabilità, mettendoci la faccia, di dire quali siano le sue reali condizioni di salute. La legge va applicata per tutti nello stesso modo. Non sono una giustizialista, mai stata. Anzi. Ma questa volta c' è qualcosa che mi sfugge... e non solo a me.

Cordiali saluti.

LA REPLICA DI FAUSTO CARIOTI

* * * Ciao Rita. Ti ho telefonato ieri, appena ricevuta la tua lettera, e ci siamo dati del tu: permettimi di farlo anche davanti ai lettori.

Consentimi pure di spiegare a chi ieri non ha letto Libero le ragioni che ti hanno spinto a scriverci. Un lettore, Andrea Danubi, mi aveva chiesto cosa ne pensassi della richiesta di scarcerazione avanzata dai legali di Totò Riina per motivi di salute, che la Cassazione esaminerà il 7 luglio. Gli ho risposto che, a parer mio, tutto dipende dalla cartella clinica del capomafia: se ha ancora la lucidità e la capacità di fare del male, deve rimanere in carcere; ma se è davvero in fin di vita ed è innocuo, ritengo giusto che esca dalla cella e trascorra i suoi ultimi giorni tra le pareti di casa propria.

Ho parlato anche di te.

Ho scritto di avere avuto un brivido quando - giorni fa - hai detto che tuo padre Carlo Alberto, fatto uccidere da Riina, non ebbe una morte dignitosa, e dunque non deve averla nemmeno il boss.

La tua premessa, purtroppo, era assolutamente corretta, ma è la conclusione che ritengo inaccettabile: lo Stato non può competere in crudeltà con la mafia. Da qui, appunto, la tua replica.

Grazie, intanto, per avere cercato questo confronto e per avere spiegato quello che pensi in modo così chiaro. Di sicuro, tuo padre è una delle poche figure del dopoguerra di cui noi italiani possiamo sentirci orgogliosi. Ti risparmio le frasi di circostanza: le avrai sentite un miliardo di volte, ma quello che provate ancora adesso tu e i tuoi familiari lo può capire davvero solo chi ha vissuto tragedie come la vostra.

Sono d' accordo con te: Riina deve essere trattato come Mario Rossi. Infatti io voglio che l' ergastolano Rossi, se in fin di vita, abbia la possibilità di andare a morire nel letto di casa e non sia costretto a farlo in un' ala dell' ospedale adibita a carcere. È vero che non sei mai stata giustizialista, anche se ne avresti avuto motivo. Per questo, pure per te, è importante capire cosa c' è scritto in quelle cartelle mediche e quanto esse siano attendibili.

Ci hai dato una notizia: nessun medico, malgrado tu ne abbia fatto richiesta, è disposto a mettere la propria faccia e la propria firma su un documento comprovante che Riina sia davvero in fin di vita. A questo punto c' è qualcosa di grosso che sfugge non solo a te, ma a tutti noi. Tienici informati. Con stima.

Dago

Scritto da Samuele

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