Ricostruzione di Amatrice: la vergogna italiana

(Rieti)ore 15:28:00 del 03/09/2016 - Tipologia: Cronaca, Denunce, Politica

Ricostruzione di Amatrice: la vergogna italiana

Parla con tutti, fa conferenze stampa ogni volta che serve. Ma ha ancora molto molto da dire. L’aria è quella di chi per ora sta tranquillo. .

 

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Gli impegni del governo per la ricostruzione raccontati dal sindaco di Amatrice. Cinque mesi nel pieno dell’inverno nelle tendopoli e minimo due anni nelle casette di legno. RENZI AVEVA DETTO: “CHIEDETEMI QUELLO CHE VOLETE”…

Ma anche così, in queste piccole dimensioni, il progetto di gestione ha bisogno di tempi certi, non le pare? E il calendario della ricostruzione è sicuramente il primo assillo nella mente di tutti coloro rimasti senza casa.
“Cinque mesi”, dice il sindaco.

Cinque mesi significano che gli attuali sfollati saranno qui almeno fino a gennaio. In un clima molto rigido. Non una piacevole prospettiva.
“Infatti, ho già chiesto i sacchi a pelo”, dice con un filo di amarezza. “Ma mi hanno detto che questi sono i tempi minimi per realizzare l’opera”.

Cinque mesi per cosa?
“Cinque mesi per la consegna delle case di legno con modello adatto alle temperature e alle condizioni di questa montagna alta”.


“Sarà che sono un sognatore” risponde, con una battuta, ma, tanto per essere sicuri, si infila in un pantheon politico “e come me la pensano Renzi, Delrio, Nicola (Zingaretti, il governatore del Lazio nda), Franceschini”.

In sintonia con il resto dei suoi cittadini, il terzo giorno è anche per lui il momento in cui si contano i corpi, si tentano i primi bilanci, e si ammette l’inquietudine sul futuro. E il futuro è fatalmente la ricostruzione. “La città la voglio ricostruita qui, con la stessa estetica, lo stesso volto. La voglio proprio uguale, così come l’ha disegnata nel 1500 Cola Filotesio”.

Pronto a requisire seconde case, visto che ce ne sono tante?
“Molti di quelli che ne hanno le hanno già messe a disposizione. Ma se sarà necessario chiederne altre, non vedo problemi a farlo”.

Proprio così uguale, con lo stesso aspetto e stesse pietre? Decine di sindaci prima di Lei hanno giurato la stessa cosa e poi la promessa non è stata mantenuta dalle cose. L’Aquila è forse il caso più celebre, e certo il più vicino…”

Da quando ha pronunciato la frase “Amatrice non esiste più”, il sindaco Sergio Pirozzi, alla guida con una lista civica da sette anni di uno dei tanti piccoli comuni d’Italia, ex Alleanza Nazionale (“si, una volta, quando c’erano queste cose…”), di mestiere allenatore sportivo (“ragione per cui Renzi mi chiama Mister”) è diventato il volto globale della tragedia del suo paese, e dell’Italia.
Parla con tutti, fa conferenze stampa ogni volta che serve. Ma ha ancora molto molto da dire. L’aria è quella di chi per ora sta tranquillo. Ma basta prenderlo da solo, in un raro momento di pausa, per capire che, più che tranquillità, il suo è il controllo di chi sa che le energie non vanno sprecate, perché la strada sarà molto lunga.

E i tempi per la ricostruzione delle case?
“Io sognerei in un anno, ma sono un realista e mi accontento di due”, e stavolta il sorriso è proprio di sfida. “In ogni caso la ricostruzione sarà gestita da un commissario” che è molto probabilmente Zingaretti, “un uomo con cui dopo un epico scontro due anni fa sono in perfetto accordo”, precisa subito il Sindaco.

Per questa ragione, è centrale per il sindaco che non si creino campi fuori dal paese, “ogni gruppo di sopravvissuti deve rimanere lì, vicino al proprio paese. Il rischio è che questa popolazione piuttosto anziana, una media di 49 anni, vada lentamente via”.

Sarà. Ma il nome dell’Aquila, l’esempio di lunghi mesi di attesa per case mai arrivate, e di tante promesse disattese, è tuttavia l’ombra che si stende su ogni episodio di queste ore, su ogni scelta.
“Probabile, possibile. Ma io sono tranquillo”. Ci sono condizioni qui molto diverse, argomenta. “All’Aquila c’erano sessantamila sfollati. Un campo infinito, una intera città. Qui invece nella disgrazia c’è una consolazione, ed è quella delle nostre piccole dimensioni: le case distrutte davvero sono soprattutto le 400 del centro. Amatrice è diffusa in ben 60 piccole frazioni, e il totale degli abitanti è di 2633, prima del terremoto, più i turisti dell’estate. I morti sono tanti per questa piccola cifra, ma le dimensioni si possono affrontare”.

Scritto da Samuele

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