Recensione anteprima Metro Exodus

(Bari)ore 11:40:00 del 27/08/2018 - Tipologia: , Videogames

Recensione anteprima Metro Exodus

L’ambientazione è tra le più “solari” di quelle viste finora. Dopo la fuga dalla Metro, il mondo di gioco sembra sempre più lontano dai cunicoli, ma anche più vicino a quell’alone di libertà che permea la speranza della buona riuscita della fuga.

In tante occasioni la Gamescom è il ribattino dell’E3. Un modo per finire tutto quello che si era avanzato nella prima fiera: una sorta di conclusione di una demo che virtualmente non poteva dirsi ancora conclusa.

Per Metro Exodus la situazione è stata proprio questa. Mentre l’E3 è stato foriero di contenuti e informazioni rilasciati tramite una prova durata circa tre ore e svoltasi prima della kermesse vera e propria, la Gamescom ha messo in mostra una nuova faccia di Metro in 45 minuti di demo, ancora totalmente inedita ai giocatori.

L’incipit della demo non si perde in preamboli. Una donna predone non meglio identificata ci salva dall’annegamento, mentre alcuni nemici sembrano incombere all’assalto. Il nostro stato di salute non ci permette di fare altro che svenire e aspettare inconsciamente il risveglio. Ci ritroviamo così in un ambiente ostile in cui l’unico obiettivo sembra quello di procacciare risorse per poi salvare la donna che è accorsa in nostro aiuto, ora che è tenuta in ostaggio nel villaggio nemico. Siamo così corsi per la demo dettando i tempi di un incedere lesto, per colpa delle esigenze di una fiera che non lascia spazio a tentennamenti.

L’ambientazione è tra le più “solari” di quelle viste finora. Dopo la fuga dalla Metro, il mondo di gioco sembra sempre più lontano dai cunicoli, ma anche più vicino a quell’alone di libertà che permea la speranza della buona riuscita della fuga. Non si cada in errore, però, il mondo di gioco di Metro Exodus è ostile, il senso di oppressione di un incedere segnato dalla ricerca di materiali, dalla mancanza di risorse e proiettili, e dalla paura dello spreco, porta il giocatore a non sentirsi mai veramente libero. Il crafting è il meccanismo che interpreta al meglio questa sensazione: su armi, gadget e consumabili l’attenzione nel costruire l'oggetto giusto è elevatissima. A livello di progressione ed esplorazione la missione è resa prioritaria da un level design che induce a cercare un filo conduttore dell’avventura. Ogni dettaglio, ogni dialogo e ogni informazione sono vitali per costruire la narrativa del gioco, accompagnata sempre dal giusto intervento di cutscene e dialoghi. 

Le armi utilizzabili nel dimostrativo erano tre, una doppietta particolarmente letale ma lentissima a caricarsi, una specie di piccolo mitra con un volume di fuoco pazzesco – che continuava a scaricarsi nei momenti piu concitati, come segno del tono survival – e infine la balestra, probabilmente tra le armi fulcro del gioco, con la possibilità di riutilizzare i dardi prontamente recuperati dai cadaveri, e accessori compatibili da montare sulla sua struttura. Loot e crafting sono evidentemente punti cardine su cui si regge il mondo di Exodus; almeno, così mi è sembrato nello scorcio ritratto dalla demo, dove il quantitativo di materiali recuperati dai corpi nemici piuttosto che dall’ambiente circostante era davvero massiccio, lasciando solo intravedere quanto vasta sia l’ambientazione che affronteremo e anche la misura, dunque, con cui dovremo sfruttare ogni sorta di risorsa per sopravvivere.

Gli “indigeni” poco gentili e la radioattività sono solo alcuni dei problemi incontrati, esattamente dieci minuti dopo esserci ripresi da un possibile annegamento; a tali insidie va aggiunta una specie di setta religiosa che si aggirava nei dintorni dell’area iniziale, giusto per darvi il quadro completo di tutto quel che mi sono ritrovato ad affrontare mentre cercavo di scovare il percorso da seguire, morendo svariate volte sbranato, bruciato e crivellato, o anche cadendo da un dirupo per testare quanto fosse stata ampia la mappa e, così, l’esperienza open world del gioco.

LA DIMENSIONE MAGGIORMENTE SURVIVAL IMPONE PROVE PIÙ APPROFONDITE, MA QUEL CHE HO VISTO È GIÀ ECCELLENTE

In definitiva, la miscela tra quanto di buono fatto con i primi due Metro e gli echi della saga di S.T.A.L.K.E.R.cosi lontana eppure cosi presente nei cuori di giocatori di mezzo mondo, per ambientazione come per gameplay, sembra stia portando a un risultato vincente, benché da scoprire in prove più lunghe e approfondite. La demo mi ha lasciato un’incontenibile voglia di verificare cosa ci sia oltre quel boschetto in lontananza, e di quali mostri questo paese contaminato è diventato padre.

Scritto da Gregorio

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