Quando il gioco diventa patologia: abbandona i figli in auto per andare al Bingo

CHIETI ore 10:46:00 del 24/06/2013 - Tipologia: Cronaca, Sociale

Quando il gioco diventa patologia: abbandona i figli in auto per andare al Bingo

Quando il gioco diventa patologia: abbandona i figli in auto per andare al Bingo. La donna è rimasta nella sala gioco per ben 6 ore..

Una donna ha abbandonati in auto i figli piccoli e il fratello trentenne disabile, poi se n'e' andata a giocare nella sala Bingo di un centro commerciale. Questo è quanto accaduto in un paese in provincia di Chieti. La donna è andata via verso le 20 e si e' ripresentata alle due, quando erano appena arrivati i carabinieri, chiamati dal 30enne che, non avendo piu' credito telefonico per contattare la sorella, aveva chiamato il 112. Lei e' stata denunciata per abbandono di minori e incapace.

Una storia incredibile, ma che sta diventando sempre più comune. Storie tristi, con un colpevole non così facile da rintracciare come sembra.

Il gioco d'azzardo attira sempre più videogiocatori e si ipotizza che in Italia sia superiore agli 800mila il numero degli ossessionati all'azzardo. Slot machine, schedine e Gratta e vinci aiutano per un attimo a non pensare a chi ci sta attorno, ai nostri problemi di tutti i giorni e soprattutto al modo pratico per affrontarli. Con l'aggiunta anche dell'alcool è logicamente ancora più facile estraniarsi dal mondo reale. Sempre più frequenti come detto, questi casi figli della modernità e della crisi.

Succede a Chieti, in Abruzzo, succede oramai in ogni angolo d'Italia. Senza pensare che lo Stato Italiano spende circa due terzi del valore del ricavato dal gioco per curare la gente. E' un problema per la sanità italiana grandissimo, una "cura senza una giusta prevenzione". A subire poi gli effetti dei videodipendenti sono spesso i figli, i parenti che sono troppo spesso lasciati soli. Chi gioca molte volte può, quando ritorna dal locale di scommesse, essere frustrato per non aver vinto. Diventa dopo poco, una lotta all'ultimo spicciolo con la macchinetta, senza capire che quel pezzo di ferro per essere lì ha bisogno di essere comprato e il suo assistente pagato e che per una vincita almeno dieci perdono.

Un problema mai realmente risolto, in televisione e sui nuovi media spuntano come non mai pubblicità sul gioco d'azzardo con la limitazione del "giocare responsabili". Se si è responsabili non si darebbe manco peso a quelle parole della pubblicità, ma in tempi bui il gioco può essere un escamotage per evadere stress e delusioni. Poi la verità si trova sempre nel mezzo e il gioco "limitato e controllato" rimane un ottimo intrattenimento, uno svago per tentare il colpo di una vita. Una volta superato però il confine labile tra svago e ossessione poi nascono i dolori per se stessi e per i propri cari. 

Riguardo al caso specifico di Chieti, una denuncia alla madre probabilmente non basterà a cambiar mentalità alle persone, sempre più interiormente sole e dipendenti dai vizi. Per il disabile e i figli il problema in relazione alla madre non si fermeranno ad aver pazientato sei ore in macchina, ma sarà ancor più difficile rivedere guarita definitivamente la madre. 

Una piaga sociale che speriamo venga davvero combattuta con concrete politiche sociali dallo Stato e dal Ministero della Società contro questi giochi "trappola" che alienano le persone facendo perdere di mira la serenità e le reali prerogative quotidiane.

Scritto da Matteo

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