Orban e Salvini MINACCIA per l'Europa dei banchieri

(Genova)ore 09:15:00 del 24/09/2018 - Tipologia: , Denunce, Politica

Orban e Salvini MINACCIA per l'Europa dei banchieri

Viktor Orban e Matteo Salvini? Campioni, «eroi del nostro tempo liquido e fautori della tanto discussa “internazionale populista”, che raccatta tutta la galassia nazionalista a partire da Trump, Putin, fino al gruppo di Visegrad».

Viktor Orban e Matteo Salvini? Campioni, «eroi del nostro tempo liquido e fautori della tanto discussa “internazionale populista”, che raccatta tutta la galassia nazionalista a partire da Trump, Putin, fino al gruppo di Visegrad». Il politico ungherese e quello italiano «appaiono agli occhi del mondo come due pericolosi eversori degli equilibri europei, capaci di far deflagrare l’Ue con la facilità di due Boeing 767 lanciati a razzo contro le Twin Towers».

Ma se fossimo in grado di aguzzare meglio la vista e l’ingegno, scrive Rosanna Spadini su “Come Don Chisciotte”, «potremmo scorgere dietro le vesti tigrate nazional populiste, due gattopardi collusi col sistema neoliberista, che hanno la precisa missione di salvare le élites della destra europea da se stesse». Con la loro insistenza ossessiva sul tema immigrazione, e per le loro critiche sovraniste alla “dittatura” finanziaria di Bruxelles, secondo la Spadini i due «gattoni pardati» si sono guadagnati il titolo di paladini della rivoluzione nazionalista. Ma in realtà, dietro la reputazione da ribelli alimentata dall’isteria della stampa “liberal”, si nascondono «due politici legati a doppio filo proprio con quel sistema di potere europeo che dicono di volere abbattere».

Spesso – avverte Spadini – ci si dimentica che “Fidesz”, il partito di Orban, aderisce al Partito Popolare Europeo, quello della Merkel, di Kohl, di Tajani e Barroso, che è stato responsabile di tutte le politiche di austerity della Ue, mentre la Lega è alleata da oltre 20 anni di Forza Italia, principale membro italiano del Ppe, e di conseguenza ha sostenuto tutte le misure neoliberiste volute dal Ppe. «Ecco perché, visto con le lenti appropriate, l’incontro tra Salvini e Orban si inserisce nei grandi giochi predatori di riallineamento delle alleanze politiche, in vista delle elezioni europee del prossimo anno». Aggiunge l’analista: «In qualche catacomba del web si racconta anche che Orban voglia arruolare la Lega nel Ppe, perché, soprattutto dopo la voragine di Forza Italia, il Ppe avrebbe bisogno urgente di riempire il vuoto, e la Lega di Salvini sarebbe il candidato perfetto. Finora il premier ungherese ha giocato per sé, i popolari avrebbero potuto buttarlo fuori, ma non l’hanno mai fatto a causa della doppiezza tedesca, e anche perché Orban è un liberista, quindi non un vero nemico. Potrebbe essere stata addirittura la Merkel a suggerire al leader di “Fidesz” l’incontro con Salvini».Ora che sull’Europa spira il vento del nazionalismo di cui Viktor Orban è un idolo indiscusso, il leader ungherese sta cercando di cambiare dall’interno il vecchio gruppo, in modo che diventi la casa della rinnovata destra europea, molto più identitaria e meno democristiana. Un’eventuale entrata di Salvini, continua Rosanna Spadini nella sua analisi, desterebbe sicuramente sconcerto dentro il Ppe, specie da parte della fazione più europeista capeggiata da Juncker, ma sarebbe comunque difficile bloccarne l’ingresso, visto che «vi bivaccano già tanti altri famigerati populisti di destra, come il premier austriaco Sebastian Kurz, famoso per le sue posizioni anti-migranti, e Horst Seehofer, ministro degli interni tedesco, che ha costretto la Merkel ad accettare la linea dura sui richiedenti asilo». Quindi, è lecito un sospetto: «Se Tomasi di Lampedusa non è vissuto invano, i gattoni felpati nazional populisti sembrano più intenzionati a prendere il potere dentro Ppe per fare da ruota di scorta all’establishment europeo, che a voler far saltare in aria la Ue e le sue politiche impopolari, specie sul fronte economico. Questa virata anti-migrazione permetterebbe ai popolari di assorbire competitor, e neutralizzare gruppi come l’Afd».Del resto, continua Spadini, ciò che unisce Orban e Salvini – oltre alla linea dura sull’immigrazione – è che un fantomatico recupero di sovranità nazionale dovrebbe essere accompagnato da politiche neoliberiste a favore dei più ricchi. Entrambi sono grandi sostenitori della Flat Tax, già introdotta in Ungheria. «Ecco perché sarebbe forse meglio smettere di denunciare i due compari di eversione fascista, e bisognerebbe invece vederli per quello che sono veramente: ciambelle di salvataggio per l’establishment di Cdx che spera di salvarsi, adottando una posizione più intransigente sul fronte immigrazione, per esempio sul modello della policy “No Way” del governo australiano, ma senza abbandonare la politica di austerità e il favoritismo verso ricchi e multinazionali». Insomma, «cambiare tutto sulle politiche migratorie, per cambiare poco o nulla del capitalismo finanziario». Salvini, intanto, è finito sulla copertina di “Time” come “il nuovo volto dell’Europa”, mentre la “Cnn” ha definito il tandem con Orban un cavallo di Troia all’interno dell’Ue. Avanti tutta: i due hanno concordato di perseguire congiuntamente la loro agenda anti-immigrazione in vista delle europee del maggio 2019.Poi ci sono aspetti di “galateo”: prima di incontrare Salvini, Orban avrebbe “chiesto il permesso” a Berlusconi, vecchio amico di Putin. Nel frattempo Macron, «con la sua solita sensibilità da Hannibal Lecter», fiutando il nuovo tsunami in arrivo ha rilanciato l’idea di un’Europa a più velocità, annunciando che presto farà dieci proposte “concrete” per riformare l’Ue dopo il Brexit: «Dobbiamo pensare a un’Europa a diverse velocità, andare oltre con quelli che vogliono accelerare, senza essere ostacolati dagli Stati che vogliono invece rallentare, ed è un loro diritto». Sottolinea Spadini: «In Italia i ponti crollano, ma l’euro resiste e sembra eterno». E così, l’Italia registra una crescita pari a zero, dall’ingresso nella moneta unica, circa vent’anni fa: il Pil reale italiano è aumentato solo dello 0,4% annuale dal 1 ° trimestre 1999, e registra uno 0,1% annuo in termini di Pil pro capite (potere di acquisto) su base annua nello stesso periodo. Ma, naturalmente, non bisogna scordare “l’amico americano”: «Sembra che oggi in Europa i nostri populisti anti-euro e anti-immigrazione abbiano un sostenitore alla Casa Bianca che li incoraggia apertamente a perseguire i loro programmi. Donald Trump ha detto più volte di sostenere la causa del governo italiano e del Brexit».Anzi, aggiunge Spadini, la stessa nascita del governo ha ricevuto il battesimo del presidente Usa, visto che Carlo Cottarelli, investito da Mattarella di un incarico governativo alla Monti, dopo il “fattaccio” Savona se n’era andato in giro per i palazzi romani, con i galloni da “premier incaricato”, a caccia di ministri e fiducie, senza concludere nulla». Intanto, mentre l’attenzione dei mercati finanziari si concentrerà probabilmente sul bilancio del governo italiano e su come potrebbero rispondere Bruxelles e Berlino, secondo Rosanna Spadini le prossime europee saranno senza dubbio le più significative di sempre: «Il risultato potrebbe essere l’emergere di un’alleanza populista nel Parlamento Europeo, decisa ad attaccare molte asimmetrie della zona euro, che si tratti del Trattato di Maastricht nella sfera economica o della libera circolazione dell’immigrazione». Un promemoria per Steve Bannon, attivatosi per fondare in Europa “The Movement”, l’alleanza dei partiti di destra in previsione delle europee. A fine luglio, Bannon aveva ricordato che, in Europa, il suo migliore amico era proprio Viktor Orban. Le sanzioni contro l’Ungheria finiranno ora per staccare Orban dal Ppe? «Dopo questo affronto, spero che Orban molli il Ppe ed entri a far parte del nuovo blocco identitario e sovranista», si augura Marta Bizzotto, capogruppo della Lega a Strasburgo.Ma davvero Orban riuscirà a spaccare il principale gruppo politico del Parlamento Europeo? «Il variegato estremismo dei populisti, euroscettici, eurofobici, euroindifferenti, ora sta tentando una più o meno esplicita alleanza elettorale per scardinare il vecchio quadro politico Ue che si fonda su Ppe, Partito socialista, liberali e Verdi, con i primi due che si spartiscono le massime cariche della Ue (Commissione, Consiglio e Parlamento)». Però, osserva Spadini, mentre Nigel Farage è sovranista – si è battuto per la Brexit e vuole uscire dall’Ue – Orban invece «abbaia molto ma non sembra mordere più di tanto, infatti prende i finanziamenti europei e resta ancorato al sistema, respinge i migranti a mazzate e demolisce i diritti dei lavoratori, mette sotto sequestro la giustizia, imbavaglia i giornali e permette un alto tasso di povertà nel suo paese». Con orgoglio, poi, definisce “democrazia illiberale” il proprio sistema politico, che a solo prima vista sembra essere un toccasana per l’economia.Sietro una relativa stabilità, infatti, si muove qualcosa che dovrebbe interessarci direttamente, in quanto finanziatori del bilancio europeo: l’Italia versa molto più di quanto riceve, segnala Spadini, mentre l’Ungheria fa l’opposto, «poiché dal 2016 Budapest ha ricevuto trasferimenti netti da Bruxelles per 3,5 miliardi di euro, il 3,2% del Pil». E cosa fa Orban di quei fondi? «Per esempio nel suo villaggio di 1.600 anime, Felcsut, ora sorge uno stadio da 3.800 posti, costruito da un amico d’infanzia del premier, Lorinc Meszaros, passato in pochi anni da operaio a un patrimonio da 73 milioni di euro. Nel frattempo il genero di Orban ha strappato un contratto da 65 milioni per mettere dei lampioni, sempre con fondi Ue. Si stima che i cinque amici di sempre del premier abbiano rastrellato dal 2010 contratti per 2 miliardi. La “democrazia illiberale” di Orbán è anche una cleptocrazia mantenuta con i nostri soldi». Quanto agli investimenti esteri, la ricetta è semplice: «Sconti fiscali ai gruppi tedeschi concorrenti di quelli italiani». In Ungheria, sui profitti del 2015 Bosch ha versato il 3,6%, Mercedes l’1,6% e Audi zero. «Hanno compensato il buco di bilancio le famiglie e i lavoratori ungheresi, con Iva e contributi da record», conclude Spadini: «Modello economico da repubblica delle banane, ma soprattutto è particolarmente incantevole fare i nazionalisti “col kulo degli altri”».

Viktor Orban e Matteo Salvini? Campioni, «eroi del nostro tempo liquido e fautori della tanto discussa “internazionale populista”, che raccatta tutta la galassia nazionalista a partire da Trump, Putin, fino al gruppo di Visegrad». Il politico Viktor Orbanungherese e quello italiano «appaiono agli occhi del mondo come due pericolosi eversori degli equilibri europei, capaci di far deflagrare l’Ue con la facilità di due Boeing 767 lanciati a razzo contro le Twin Towers». Ma se fossimo in grado di aguzzare meglio la vista e l’ingegno, scrive Rosanna Spadini su “Come Don Chisciotte”, «potremmo scorgere dietro le vesti tigrate nazional populiste, due gattopardi collusi col sistema neoliberista, che hanno la precisa missione di salvare le élites della destra europea da se stesse». Con la loro insistenza ossessiva sul tema immigrazione, e per le loro critiche sovraniste alla “dittatura” finanziaria di Bruxelles, secondo la Spadini i due «gattoni pardati» si sono guadagnati il titolo di paladini della rivoluzione nazionalista. Ma in realtà, dietro la reputazione da ribelli alimentata dall’isteria della stampa “liberal”, si nascondono «due politici legati a doppio filo proprio con quel sistema di potere europeo che dicono di volere abbattere».

Spesso – avverte Spadini – ci si dimentica che “Fidesz”, il partito di Orban, aderisce al Partito Popolare Europeo, quello della Merkel, di Kohl, di Tajani e Barroso, che è stato responsabile di tutte le politiche di austerity della Ue, mentre la Lega è alleata da oltre 20 anni di Forza Italia, principale membro italiano del Ppe, e di conseguenza ha sostenuto tutte le misure neoliberiste volute dal Ppe. «Ecco perché, visto con le lenti appropriate, l’incontro tra Salvini e Orban si inserisce nei grandi giochi predatori di riallineamento delle alleanze politiche, in vista delle elezioni europee del prossimo anno». Aggiunge l’analista: «In qualche catacomba del web si racconta anche che Orban voglia arruolare la Lega nel Ppe, perché, soprattutto dopo la voragine di Forza Italia, il Ppe avrebbe bisogno urgente di riempire il vuoto, e la Lega di Salvini sarebbe il candidato perfetto. Finora il premier ungherese ha giocato per sé, i popolari avrebbero potuto buttarlo fuori, ma non l’hanno mai fatto a causa dellaSalvini su Timedoppiezza tedesca, e anche perché Orban è un liberista, quindi non un vero nemico. Potrebbe essere stata addirittura la Merkel a suggerire al leader di “Fidesz” l’incontro con Salvini».

Ora che sull’Europa spira il vento del nazionalismo di cui Viktor Orban è un idolo indiscusso, il leader ungherese sta cercando di cambiare dall’interno il vecchio gruppo, in modo che diventi la casa della rinnovata destra europea, molto più identitaria e meno democristiana. Un’eventuale entrata di Salvini, continua Rosanna Spadini nella sua analisi, desterebbe sicuramente sconcerto dentro il Ppe, specie da parte della fazione più europeista capeggiata da Juncker, ma sarebbe comunque difficile bloccarne l’ingresso, visto che «vi bivaccano già tanti altri famigerati populisti di destra, come il premier austriaco Sebastian Kurz, famoso per le sue posizioni anti-migranti, e Horst Seehofer, ministro degli interni tedesco, che ha costretto la Merkel ad accettare la linea dura sui richiedenti asilo». Quindi, è lecito un sospetto: «Se Tomasi di Lampedusa non è vissuto invano, i gattoni felpati nazional populisti sembrano più intenzionati a prendere il potere dentro Ppe per fare da ruota di scorta all’establishment europeo, che a voler far saltare in aria la Ue e le sue politiche impopolari, specie sul fronte economico. Questa virata anti-migrazione permetterebbe ai popolari di assorbire competitor, e neutralizzare gruppi come l’Afd».

 

Del resto, continua Spadini, ciò che unisce Orban e Salvini – oltre alla linea dura sull’immigrazione – è che un fantomatico recupero di sovranità nazionale dovrebbe essere accompagnato da politiche neoliberiste a favore dei più ricchi. Entrambi sono grandi sostenitori della Flat Tax, già introdotta in Ungheria. «Ecco perché sarebbe forse meglio smettere di denunciare i due compari di eversione fascista, e bisognerebbe invece vederli per quello che sono veramente: ciambelle di salvataggio per l’establishment di Cdx che spera di salvarsi, adottando una posizione più intransigente sul fronte immigrazione, per esempio sul modello della policy “No Way” del governo australiano, ma senza abbandonare la politica di austerità e il favoritismo verso ricchi e multinazionali». Insomma, «cambiare tutto sulle politiche migratorie, per cambiare poco o nulla del capitalismo finanziario». Salvini, intanto, è finito sulla copertina di “Time” come “il nuovo volto dell’Europa”, mentre la “Cnn” ha definito Orban e Salviniil tandem con Orban un cavallo di Troia all’interno dell’Ue. Avanti tutta: i due hanno concordato di perseguire congiuntamente la loro agenda anti-immigrazione in vista delle europee del maggio 2019.

Poi ci sono aspetti di “galateo”: prima di incontrare Salvini, Orban avrebbe “chiesto il permesso” a Berlusconi, vecchio amico di Putin. Nel frattempo Macron, «con la sua solita sensibilità da Hannibal Lecter», fiutando il nuovo tsunami in arrivo ha rilanciato l’idea di un’Europa a più velocità, annunciando che presto farà dieci proposte “concrete” per riformare l’Ue dopo il Brexit: «Dobbiamo pensare a un’Europa a diverse velocità, andare oltre con quelli che vogliono accelerare, senza essere ostacolati dagli Stati che vogliono invece rallentare, ed è un loro diritto». Sottolinea Spadini: «In Italia i ponti crollano, ma l’euro resiste e sembra eterno». E così, l’Italia registra una crescita pari a zero, dall’ingresso nella moneta unica, circa vent’anni fa: il Pil reale italiano è aumentato solo dello 0,4% annuale dal 1 ° trimestre 1999, e registra uno 0,1% annuo in termini di Pil pro capite (potere di acquisto) su base annua nello stesso periodo. Ma, naturalmente, non bisogna scordare “l’amico americano”: «Sembra che oggi in Europa i nostri populisti anti-euro e anti-immigrazione abbiano un sostenitore alla Casa BannonBianca che li incoraggia apertamente a perseguire i loro programmi. Donald Trump ha detto più volte di sostenere la causa del governo italiano e del Brexit».

Anzi, aggiunge Spadini, la stessa nascita del governo ha ricevuto il battesimo del presidente Usa, visto che Carlo Cottarelli, investito da Mattarella di un incarico governativo alla Monti, dopo il “fattaccio” Savona se n’era andato in giro per i palazzi romani, con i galloni da “premier incaricato”, a caccia di ministri e fiducie, senza concludere nulla». Intanto, mentre l’attenzione dei mercati finanziari si concentrerà probabilmente sul bilancio del governo italiano e su come potrebbero rispondere Bruxelles e Berlino, secondo Rosanna Spadini le prossime europee saranno senza dubbio le più significative di sempre: «Il risultato potrebbe essere l’emergere di un’alleanza populista nel Parlamento Europeo, decisa ad attaccare molte asimmetrie della zona euro, che si tratti del Trattato di Maastricht nella sfera economica o della libera circolazione dell’immigrazione». Un promemoria per Steve Bannon, attivatosi per fondare in Europa “The Movement”, l’alleanza dei partiti di destra in previsione delle europee. A fine luglio, Bannon aveva ricordato che, in Europa, il suo migliore amico era proprio Viktor Orban. Le sanzioni contro l’Ungheria finiranno ora per staccare Orban dal Ppe? «Dopo questo affronto, spero che Orban molli il Ppe ed entri a far parte del nuovo blocco identitario e sovranista», si augura Marta Bizzotto, capogruppo della Lega a Strasburgo.

Ma davvero Orban riuscirà a spaccare il principale gruppo politico del Parlamento Europeo? «Il variegato estremismo dei populisti, euroscettici, eurofobici, euroindifferenti, ora sta tentando una più o meno esplicita alleanza elettorale per scardinare il vecchio quadro politico Ue che si fonda su Ppe, Partito socialista, liberali e Verdi, con i primi due che si spartiscono le massime cariche della Ue (Commissione, Consiglio e Parlamento)». Però, osserva Spadini, mentre Nigel Farage è sovranista – si è battuto per la Brexit e vuole uscire dall’Ue – Orban invece «abbaia molto ma non sembra mordere più di tanto, infatti prende i finanziamenti europei e resta ancorato al sistema, respinge i migranti a mazzate e demolisce i diritti dei lavoratori, Orbanmette sotto sequestro la giustizia, imbavaglia i giornali e permette un alto tasso di povertà nel suo paese». Con orgoglio, poi, definisce “democrazia illiberale” il proprio sistema politico, che a solo prima vista sembra essere un toccasana per l’economia.

Dietro una relativa stabilità, infatti, si muove qualcosa che dovrebbe interessarci direttamente, in quanto finanziatori del bilancio europeo: l’Italia versa molto più di quanto riceve, segnala Spadini, mentre l’Ungheria fa l’opposto, «poiché dal 2016 Budapest ha ricevuto trasferimenti netti da Bruxelles per 3,5 miliardi di euro, il 3,2% del Pil». E cosa fa Orban di quei fondi? «Per esempio nel suo villaggio di 1.600 anime, Felcsut, ora sorge uno stadio da 3.800 posti, costruito da un amico d’infanzia del premier, Lorinc Meszaros, passato in pochi anni da operaio a un patrimonio da 73 milioni di euro. Nel frattempo il genero di Orban ha strappato un contratto da 65 milioni per mettere dei lampioni, sempre con fondi Ue. Si stima che i cinque amici di sempre del premier abbiano rastrellato dal 2010 contratti per 2 miliardi. La “democrazia illiberale” di Orbán è anche una cleptocrazia mantenuta con i nostri soldi». Quanto agli investimenti esteri, la ricetta è semplice: «Sconti fiscali ai gruppi tedeschi concorrenti di quelli italiani». In Ungheria, sui profitti del 2015 Bosch ha versato il 3,6%, Mercedes l’1,6% e Audi zero. «Hanno compensato il buco di bilancio le famiglie e i lavoratori ungheresi, con Iva e contributi da record», conclude Spadini: «Modello economico da repubblica delle banane, ma soprattutto è particolarmente incantevole fare i nazionalisti “col kulo degli altri”».

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Scritto da Samuele

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