Marco Pantani, una tragedia che lascia un eterno eroe

CESENATICO (Forli Cesena)ore 10:39:00 del 12/02/2014 - Tipologia: Cronaca, Sport Generici

Marco Pantani, una tragedia che lascia un eterno eroe

Il dramma del Pirata accadeva nella notte di San Valentino del 2004: da allora si sono rincorse voci, indiscrezioni, richieste di verità, appelli caduti nel vuoto. E il mito si è alimentato, dividendo il pubblico sportivo italiano.

Drogato e dopato, eroico e inarrivabile. Eccolo Marco, al secolo Marco Pantani, soprannominato il Pirato per quella sua strana testa pelata e per quella bandana gettata via prima del massimo sforzo. Sembra di averlo ancora qua Marco, a pedalare in salita, a spezzare le gambe agli avversari nei tratti più duri, a piangere di gioia sui Campi Elisi di Parigi con indosso la Maglia gialla e a piangere dal dolore a Madonna di Campiglio, quando la sua carriera improvvisamente si incrina.
Marco non lo sa, o forse sì, che quel 5 giugno 1999 è la fine del sogno e l’inizio di un incubo. Cinque anni di disperazioni, di solitudine, di richieste d’aiuto, di amori impossibili, di eroina iniettata nel sangue. Marco Pantani muore nella notte di San Valentino, nelle ore in cui gli innamorati si scambiano tenere effusioni d’amore: in quegli stessi momenti il Pirata ha solo la forza di iniettarsi in vena l’ultima dose, droga comprata da pusher senza scrupoli che sulle sue spalle fanno soldi a palate infischiandosene di mandarlo al Creatore.
Ecco, Marco dieci anni dopo è il mito entrato nella leggenda, è l’eroe che ha combattuto vanamente un sistema, il più grande campione delle due ruote italiane al pari di Coppi e Bartali. Ma Marco è anche il drogato senza anima, lo sportivo ingannatore che esaltava milioni di tifosi giocando sporco, affidandosi al doping per combattere coi suoi avversari. Un Giano Bifronte, due lati di una sola medaglia che non hanno punti di contatto. Dieci anni dopo, però, la figura di Pantani è ancora nel cuore e nelle mente degli italiani.
Le sue imprese non possono essere dimenticate, quel suo caracollare in salita è un andamento tipico del Pirata quasi fosse una figura della ginnastica artistica, quel suo gesto di sfida agli avversari con la bandana e gli occhiali gettati a terra è il coraggio di guardare in faccia la realtà che tanti giovani vorrebbero trovare oggi nel quotidiano.
La sua casa di Cesenatico non è più oggetto di venerazione come lo era ai tempi della sua carriera, ma quella realtà della Romagna resta la casa di Marco, dove ciascuno custodisce il suo ricordo del Pirata. Chi le prime foto, chi un autografo, chi una maglietta, i più fortunati una targa, una borraccia, una bicicletta. Eccola la casa del Pirata, quella stessa casa che quando era in vita non ha saputo tenerlo alla larga dai mali, o forse dal male di vivere. Mamma Tonina ha combattuto al suo fianco senza riuscire a proteggerlo come avrebbe voluto fare con la sua creatura. Pantani non c’è più.
Senza di lui, San Valentino continua ad essere un giorno di festa, di amore, di gioia, con in mezzo nostalgia, ricordo, pianto, disperazione. Eccolo il Pirata dieci anni dopo: di lui parlano le montagne, le imprese, i film e i libri. Di lui parla il cuore degli italiani: chi pro e chi contro, come solo sa dividere chi ha saputo divenire eterno.    

Scritto da Albertone

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