Ludopatia, una patologia che affligge 800mila persone

AREZZO ore 12:35:00 del 28/07/2014 - Tipologia: Cronaca, Denunce

Ludopatia, una patologia che affligge 800mila persone

Ma sono quasi due milioni gli italiani che scommettono con una regolarità eccessiva, rischiando di finire travolti in un tunnel senza fine.

C'è un male invisibile che attanaglia l'Italia intera, distrugge famiglie, mette in ginocchio, mariti e papà. Una volta erano le droghe e l'alcol, oggi la patologia ha il nome di ludopatia. Concetto difficile a spiegarsi se non fosse che basta entrare in un qualunque bar o ricevitoria per rendersene conto. Il male del Terzo Millennio, l'ennesimo registrano all'interno di una società senza più identità e valori, è quello del gioco d'azzardo. L'impossibilità di smetterla con le puntate nella speranza (quasi sempre vana) di azzeccare la schedina vincente che possa cambiare la vita o magari far trascorrere con maggior serenità uno o due mesi. Proprio qui si annida il male oscuro. L'incapacità di fermarsi, di dire basta.

I malati di gioco d'azzardo scommettono su tutto: dal calcio ai cavalli, dalle freccette al vincitore del Festival di Sanremo. L'importante, per loro, è avere davanti l'ipotetica cifra della vittoria. Scommettono sempre e comunque, anche quando non hanno soldi. Ricorrendo a prestiti, facendosi finanziare dagli amici. Ma a quel punto, hanno già perso tutto. Chi sono i malati d'azzardo in Italia? La diagnosi purtroppo è chiara. Sono i più insospettabili, quelli che hanno un lavoro magari da dipendente e una famiglia con tanto di figli. Sono soprattutto uomini e hanno un’età media intorno ai 45 anni. Insomma, dovrebbero essere fra i più responsabili, ed invece troppo spesso cadono in una terribile trappola che rovina loro e le rispettive famiglie. Ecco perchè il dramma sociale ancora una volta si riflette sui bambini e sulle mogli, il più delle volte estranee e persino inconsapevoli di tutto questo. Tra i fattori in gioco non c'è solo l'età, ma anche l'istruzione. Sul totale, la metà ha conseguito la licenza media inferiore, sono il 56,8%, il 31,8% ha anche quella superiore. Ma tra i giocatori patologici ci sono anche i laureati.

Secondo i dati rilevati in un anno e mezzo dalla Asl 8 di Arezzo che si è occupata di condurre un'inchiesta capillare sul territorio, il gioco d’azzardo riguarda persone con le più diverse posizioni occupazionali. Dal collega di scrivania al disoccupato passando per il manager o l'ambulante. Anche se la maggior parte dei giocatori presi in carico dal Sert aretino nella vita fanno un lavoro da dipendenti, oltre il 60%. Ma nella statistica rientrano anche i disoccupati, per cui il gioco diventa in modo sbagliato l’unica risorsa, l’11,7%. E il 10% dei giocatori d’azzardo aretini sono pensionati. Nonnini insospettabili che arrivano a giocarsi in Gratta e vinci e macchinette anche tutta la pensione. Più basse le cifre che riguardano i lavoratori autonomi: oltre l’8% dei giocatori, quelli che lavorano solo saltuariamente sono il 5,4% e gli studenti: sono il 3,6%.

Ma il dramma rimane il 56% di giocatori coniugati che rischia di mandare in rovina un'intera famiglia. Il boom delle varie forme di gioco d’azzardo nel nostro Paese è un fenomeno non recentissimo, ma negli anni ha assunto una dimensione massiccia e, soprattutto, si sono sviluppate forme assai diffuse di vera e propria patologia sociale. Con un fatturato di 90 miliardi di euro, l’azzardo è uno dei pochi settori che non ha risentito della Crisi economica. In Italia sono quasi due milioni i giocatori sociali, ossia quelli a basso rischio dipendenza, mentre sono più di 800mila le persone che si avviano verso la patologia.

Scritto da Albertone

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