La Strage di Ustica: 37 anni dopo

(Cosenza)ore 14:39:00 del 03/07/2017 - Tipologia: , Cronaca, Denunce, Sociale

La Strage di Ustica: 37 anni dopo

Il 27 giugno 1980, alle 20:59, precipita il DC- 9 Itavia I- TIGI con partenza da Bologna e destinazione Palermo; l’aereo, partito con 113 minuti di ritardo, si schianta tra le località di Ustica e Ponza causando 81 vittime, con solo 38 corpi recuperati.

Il 27 giugno 1980, alle 20:59, precipita il DC- 9 Itavia I- TIGI con partenza da Bologna e destinazione Palermo; l’aereo, partito con 113 minuti di ritardo, si schianta tra le località di Ustica e Ponza causando 81 vittime, con solo 38 corpi recuperati. L’autopsia sulle salme riporta traumi da caduta e lesioni enfisematose polmonari da decompressione (accade quando l’aereo si apre in volo e perde pressione interna); questo, unito al ritrovamento di frammenti metallici sui corpi di alcune vittime, fa sorgere ipotesi che contrastano con un eventuale guasto meccanico: 1) esplosione di una bomba a bordo; 2) collisione con un altro velivolo; 3) l’aereo è stato colpito da un missile. Queste ultime due trovano riscontro nella segnalazione di un caccia militare di nazionalità ignota che seguiva la scia del DC- 9 e che poi sarebbe stato attaccato da altri due aerei militari. Sia il recupero della carcassa dell’aereo che le indagini sull’accaduto sono difficoltose: specialmente queste ultime, negli anni, vanno incontro a depistaggi, occultamenti, inquinamento di prove e quant’altro… A rendere il tutto più inquietante, i piloti Ivo Nutarelli e Mario Naldini, che intercettarono l’aereo di linea ed il caccia che (presumibilmente) lo seguiva, morirono qualche anno dopo in un tragico incidente a Ramstein (Germania), durante un’esibizione delle Frecce Tricolori; Alberto Dettori, controllore della postazione radar di Poggio Ballone (a nord di Grosseto), che aveva ricevuto l’allarme dei due, fu trovato impiccato ed il suo capo, Maurizio Gari, morì (stranamente) di infarto.

L’incidente prese il nome ufficiale di “Strage di Ustica” nel 1987 ad opera della Commissione Stragi, presieduta dal senatore Libero Gualtieri; durante gli 11 anni di lavoro della commissione viene coniato il termine “muro di gomma”, ad indicare il comportamento delle istituzioni di fronte all’ipotesi del missile. Il 27 maggio 1990 i periti concludono che l’aereo è stato distrutto da un missile, nonostante gli esperti dell’aeronautica militare italiana continuino a sostenere l’ipotesi della bomba a bordo. Nel 2003 l’ex Presidente della Repubblica Francesco Cossiga ha attribuito la responsabilità della strage ad un missile francese “a risonanza e non ad impatto” che aveva come bersaglio un aereo militare libico entrato in territorio italiano. Quest’anno cadono i 37 anni dall’accaduto, e martedì 27 sul canale 8 del digitale terrestre è stato trasmesso il film “Ustica” di Renzo Martinelli (2016), nel quale vengono riprese le ipotesi del missile, della collisione con un velivolo e gli insabbiamenti: l’elicotterista Valja Bogdani, moglie del parlamentare Corrado di Acquaformosa (Marco Leonardi), si reca sul luogo di un incidente avvenuto lo stesso giorno della strage e trova un aereo militare libico crivellato di colpi ed il cadavere del pilota; sconvolta avverte i carabinieri e poi ne parla con il marito, ma il giorno dopo nessuno ne parla e nessun giornale riporta la notizia. Valja incomincia ad indagare per conto suo sospettando che le due cose siano collegate, mentre il marito ha una discussione con il collega Fragalà (Tomas Arana), sottosegretario alla Difesa, che gli fa un interessante discorso (naturalmente “per ipotesi”): l’Italia ha una moglie americana e un’amante libica; fa parte della NATO, quindi obbedisce agli americani: è la moglie. Ma per rifornirsi di petrolio ha bisogno del signor Gheddafi: è l’amante. Ora, come favore, i servizi segreti permettono il passaggio di un aereo militare libico disarmato proveniente dalla Jugoslavia e diretto a Malta che sfrutta la scia degli aerei di linea per non essere individuato dai radar… Sempre per ipotesi, stavolta l’aereo libico è stato agganciato da due aerei militari, uno dei quali ha lanciato un missile che per sbaglio ha colpito il DC- 9. Successivamente le cose si complicano, Valja continua ad indagare e, quando Acquaformosa domanda al collega se lo avvertirebbe in caso di pericolo, questi gli risponde: “Tu stai mettendo il naso in una situazione molto delicata e mi chiedi di avvertirti in caso di pericolo? Stai facendo un’inversione a U in un’autostrada molto trafficata.” Quando poi la moglie e tutti quelli coinvolti nel ritrovamento muoiono per “incidente”, il parlamentare unisce le forze con Roberta Bellodi (Caterina Murino), giornalista investigativa e madre di una delle vittime (Benedetta, 7 anni). Insieme arrivano alla verità: quasi tutto quello detto da Fragalà era vero, salvo che l’aereo libico era stato notato per primo da due caccia italiani in esercitazione e che quando sono subentrati gli americani è stato proprio uno di loro a scontrarsi con il DC- 9. Tuttavia, Corrado di Acquaformosa muore di (presunto) infarto e tutte le prove accumulate scompaiono. Se si prende per buona la ricostruzione del film (e motivi ce ne sono), sorgono degli interrogativi di carattere etico: fin dove può spingersi la ragione di stato? Posto che nessuno voleva un incidente internazionale (in fin dei conti quello americano è stato un atto di guerra), nessuno si assumerà la responsabilità e/o pagherà per quello che è successo ad Ustica? Chi ci pensa alle 81 vittime innocenti e al dolore delle loro famiglie? Pur riconoscendo la fondamentale ingenuità dei protagonisti, nell’impossibilità di venir resa pubblica la verità sarei soddisfatto (per modo di dire) se da qualche parte i colpevoli fossero stati ritrovati con una pallottola in testa o fossero stati rinchiusi in un luogo freddo e buio per l’eternità: sono morti degli innocenti, dei bambini e qualcuno deve pagare.

Scritto da Luigi

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