Il tesoretto di Berlusconi della vendita del Milan? Servira' alle elezioni!

(Bologna)ore 23:34:00 del 02/05/2017 - Tipologia: , Calcio, Denunce, Politica

Il tesoretto di Berlusconi della vendita del Milan? Servira' alle elezioni!

IL TESORETTO ACCUMULATO DALLA VENDITA DEL MILAN SERVIRÀ ALLE ELEZIONI. IL PIANO È STABILITO. SE LUCA ZAIA NON DOVESSE ACCETTARE, ALLORA SCENDERÀ IN CAMPO MARINA B..

1. IL TESORETTO ACCUMULATO DALLA VENDITA DEL MILAN SERVIRÀ ALLE ELEZIONI. IL PIANO È STABILITO. SE LUCA ZAIA NON DOVESSE ACCETTARE, ALLORA SCENDERÀ IN CAMPO MARINA B.

2. JOHN ELKANN E' MOLTO DELUSO DA RENZI. DICE CHE HA PERSO LO SMALTO RIFORMATORE E PREFERIREBBE UN CANDIDATO PREMIER MENO DIVISIVO DA POMPARE CON STAMPA-REPUBBLICA

3. O CON TRUMP O MUORI. MELANIA POTREBBE ANCHE FINIRE IN COPERTINA DI 'VOGUE AMERICA'

4. URBANO CAIRO PRONTO A CEDERE ANDREA BELOTTI AL PRIMO CHE PASSA PUR DI FARE CASSA 

5. CHI È QUELLA GIORNALISTA, SCRITTRICE E DIRETTORA, CHE SI CONCEDE IL PIACERE SAFFICO?

O con noi, oppure contro di noi. Con i Trump non ci sono prigionieri. Il motto di famiglia è: per scegliere, le cose devono essere chiare. I Trump non sono basici, anzi cercano di capire il più possibile. Ma alla fine scelgono, perché una scelta nel mondo del business va sempre fatta.

Anna Wintour, direttore di Vogue, razza democratica wasp, lo ha capito bene. Non si scherza con il clan Trump; anche perché è gente che non ha paura di sbagliare e se infischia di essere accettata per quello che non è o che dovrebbe diventare. Vanno dritti per la loro strada, fieri, orgogliosi, simpatici o rissosi che risultino essere.

Così la signora Wintour ha scelto di scendere dall’Aventino e diventare possibilista: Melania Trump potrebbe anche finire in copertina di Vogue America. È la stampa bellezza. Se fai notizia ti accoglie. Vogue non è un piedistallo sul quale salire, nè uno status da conquistare, è una finestra sul mando che viene aperta a comando.

Melania Trump ora è un’osservata speciale. Me ne sono resa conto durante ilio ultimo tour per redazioni, a salutare vecchie amiche modaiole, tra New York e Los Angeles. Ho rivisto quella pettegola ereditiera dell’editoria di Lydia Hearst, che mi ha confermato come le cose stiano cambiando nei confronti della nuova gestione della Casa Bianca. Mi ha parlato a lungo del talento di Victor Demarchelier, figlio fotografo del grande fotografo Patrick Demarchelier.

E mi ha presentato tre pulzelle molto interessanti, le sorelle Stallone: Sofia, Sistine e Scarlet. Che sono finite in copertina di Harper’s Bazaar. Mi ha raccontato di come dopo la morte di Franca Sozzani, in molti siano convinti che l’Italia abbia perso l’ultima ostinata ambasciatrice della sua moda e un sistema stia crollando senza che dietro ci fosse pronta un’alternativa.

Così molti fotografi della vecchia guardia, a cominciare da Steven Meisel fino a Peter Lindbergh hanno deciso di tirare i remi in barca. Poi mi ha raccontato di una voce strana. Si dice che Stefano Tonchi non abbia del tutto rinunciato all’idea di occupassi di Vogue Italia. Che potrebbe diventare un grande consulente o una cosa simile. Per cercare di recuperare in termini di conoscenze e autorevolezza

A casa di Lydia, che ha a lungo collaborato con Page Six, la temuta pagina di gossip del New York Post, c’era anche una combriccola di italiani. Di quelli che fanno la spola tra Milano e New York e solo di rado passano dalla mia adorata Londra. Pierre di case di moda sempre alla ricerca di suggestioni e nuovi volti da importare alle sfilate. Così siamo finiti a parlare di editoria italiana.

Pare che Urbano Cairo, malgrado gli sbandierati conticini del Corriere e la sua ostentata spending review, sia preoccupato di rimanere a secco di quattrini. I rilanci dei periodici Rcs sono tutti catastrofici sul fronte della qualità e della raccolta pubblicitaria.

L’ordine di tinteggiare al meglio la casa facendo finta che ci sia aria nuova è passato, ma non funziona. Non sono più gli anni Ottanta. Volere non è potere. Dove recupererà dunque la grana? mi hanno fatto ossessivamente il nome di questo Andrea Belotti. Credevo fosse un manager che non conosco. Invece è un giocatore di calcio del Torino, squadra di Cairo, che pare valga più del suo peso in oro.

Cairo farebbe finta da mesi di volerselo tenere stretto, ma in realtà è pronto a cederlo al primo che passa pur di fare cassa per il suo impero scricchiolante. Poi mi hanno raccontato di un altro impero, quello di Berlusconi. Anche qui l’ordine è: abbandonare la nave dell’editoria cartacea, dismettere le riviste, tenere i libri come foglia di fico delle velleità intellettuali del clan di Arcore e puntare tutto sulla tv. Ma anche sulla politica.

Il tesoretto accumulato dalla vendita del Milan servirà alle elezioni. Il piano è stabilito. Se Luca Zaia, gran governatore leghista del Veneto, non dovesse accettare l’investitura del Cavaliere a diventare l’uovo della riunificazione del Centrodestra, allora scenderà in campo Marina Berlusconi.

Pare che la signora stia già preparando il terreno. Prima tappa della discesa in campo accreditarsi come donna di ragionamento e di visione. si comincia con quella che al Corriere le malelingue chiamano “la semestrale”, ovvero l’intervista supina di Daniele Manca che ogni sei mesi riportai verbo di Segrate.

A proposito di politica e di editori: mi narrano che John Elkann sia molto deluso da Matteo Renzi. Dice che ha perso lo smalto riformatore di un tempo e preferirebbe trovare qualcuno di meno divisivo da pompare alla Presidenza del Consiglio con i buoni uffici del gruppo Repubblica.

Dago

Scritto da Luca

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