Google + chiude: cosa fare se hai ancora un account

(Genova)ore 19:22:00 del 04/04/2019 - Tipologia: , Internet, Tecnologia

Google + chiude: cosa fare se hai ancora un account

Il 2 aprile chiude ufficialmente il social network che Big G aveva creato nel 2011 .

Il social network di Big G non è riuscito a fare presa sugli utenti e così, dopo soli otto anni di vita, l’azienda ha deciso di abbandonarlo definitivamente. Complice una falla nella sicurezza che ha interessato 500mila utenti.

Ma considerando che alcune piattaforme ormai appartenenti al passato — primo tra tutti MySpace — sono ancora attive nonostante si siano trasformate ormai in silenziosi cimiteri di account, certo fa strano pensare che non vedremo più comparire tra i principali social a disposizione quella «G-più» su sfondo rosso. La società ha giustificato la decisione «a causa del basso utilizzo e delle sfide per tenere in piedi un prodotto di successo che incontri le aspettative degli utenti». La verità, probabilmente, è che quella falla è stata davvero invasiva e che quindi è giunto il momento di dire addio a Google+. Ecco quindi una guida facile e veloce per prepararsi alla chiusura del servizio ma prima è necessaria una precisazione. A chiudere sarà solo il servizio Google+ e non quindi Gmail, Google Foto o ogni altra piattaforma del colosso di Mountain View. Anche il nostro profilo Google rimarrà inalterato.

La falla nella sicurezza

Google+ nasce nel giugno del 2011 nel tentativo di fare concorrenza a Facebook e Twitter, social network che in quel momento vivevano un periodo di grande successo. Il servizio era pensato per dialogare attivamente con gli altri prodotti dell’ecosistema Google, come YouTube. E in effetti nei primi anni il numero di iscritti è cresciuto velocemente — chiunque avesse un account gmail o sulla piattaforma video alla fine lo provava — ma in termini di utilizzo, il social non è mai stato all’altezza dei rivali. Il tempo medio passato su Google+ era intorno ai 5 secondi. E nonostante si fosse raggiunta la soglia di circa 300 milioni di utenti, a livello economico (e non solo) il progetto è stato in effetti un fallimento. A ottobre il Wall Street Journal ha denunciato una falla nella sicurezza di Google+ (avvenuta in un periodo che va dal 2015 a marzo del 2018), che avrebbe messo a rischio i dati privati degli account di 500mila utenti. La società ha poi confermato, prima annunciando una serie di modifiche alla privacy e poi il blocco definitivo del servizio. Secondo l’inchiesta nomi e cognomi di centinaia di persone e i loro indirizzi email, data di nascita, sesso, luogo di residenza, occupazione e stato civile possono essere stati «esposti», anche se la società «non sono state trovate prove di un utilizzo indebito».

Perché ha chiuso

Un ex dipendente del progetto, Morgan Knutson, appena dopo l’annuncio della definitiva chiusura del social network, ha deciso di raccontare «quanto fossero orribili i colleghi e i responsabili» (qui l’articolo sulle sue rivelazioni). Certo, le parole di un ex vanno sempre prese con un minimo di distanza ma le rivelazioni dell’uomo sono sconvolgenti. È raro leggere parole infuocate su Google da parte di ex dipendenti (Knutson vi ha lavorato per otto mesi fino al 2012): il colosso delle ricerche online rimane una delle migliori aziende della Silicon Valley in cui lavorare ed è difficile che emergano lamentele. Knutson però era giunto al limite. Prima di tutto l’uomo descrive un servizio che manca del tutto di una visione complessiva, un progetto che sprecava risorse e che però andava avanti grazie alla protezione di Vic Gundotra, un potente ex manager di Google che aveva preso la guida del social. «Non avrei mai immaginato di entrare a far parte di un team di oltre 50 designer di cui molti non avevano mai progettato qualcosa prima», scrive lo sviluppatore, «Non erano stagisti, erano designer al loro debutto assoluto e lo facevano da Google», continua sconsolato, «Il primo pensiero è stato “cosa?!?” Questo sarebbe un lavoro? E ti pagano per fare cosa??». Knutson ne ha per tutti, perfino con l’edificio dove lavorava («Può essere definito solo come kitsch, brutti arredi, una schifezza») e perfino con la caffetteria vegan di Larry Page, uno dei due fondatori, «un luogo modaiolo chiamato Cloud che non sarebbe sostenibile nel mondo reale». Ma è ai colleghi che riserva il maggior veleno. Ricorda un vicepresidente, Vic Gundotra appunto, che usava il proprio carisma per «flirtare continuamente con le donne del team», che «poteva vedere lo schermo del mio computer dalla sua postazione» e «in otto mesi in cui sono finito a capeggiare il redesign del suo prodotto non mi ha detto una parola, niente ciao, niente arrivederci, niente grazie, nessuna stretta di mano o contatto oculare».

Cosa perdiamo e come salvarlo

Il 2 aprile i server cancelleranno tutto ciò che è presente su Google+ vale a dire il nostro profilo e le foto e i video che abbiamo salvato negli album. Ma niente panico. Visto lo scarso uso che molti di noi ne hanno fatto, probabilmente non ci sarà nulla di postato. Per esserne sicuri comunque basta aprire il sito di Google+ dal computer tramite questo link. A questo punto possiamo scegliere di salvare ciò che ci interessa e volendo spostare i file su Google Foto, iCloud, Flickr o qualsiasi altra piattaforma fotografica.

Come scaricare tutti i nostri dati

Per chi faceva un uso intensivo del social, Google permette di scaricare un pacchetto con tutti i dati. Basta andare a questo link, selezionare tutti i dati che ci interessa scaricare, premere Avanti e quindi scegliere il formato con cui scaricarli (.zip va benissimo), la dimensione (mettiamo 50 Gb per essere sicuri) e come riceverli. In questo ultimo caso potremo scegliere, se li abbiamo, di caricare i dati direttamente in un altro servizio di cloud come Dropbox, Box, Drive o OneDrive. Per molti di noi (la maggior parte, a ben vedere) la chiusura non comporterà nessun cambiamento. Semplicemente non potremo più postare contenuti sul social ma visto che pochi lo facevano quando era a pieno regime è difficile che ne sentiranno la mancanza proprio ora.

Da: QUI

Scritto da Gregorio

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