Gomorra 2 La Serie, la guida

(Napoli)ore 12:02:00 del 13/06/2016 - Tipologia: Cinema, Cultura

Gomorra 2 La Serie, la guida

"Gomorra" ha così scritto una pagina importantissima della storia della televisione italiana.

Gomorra – La Serie è la tv italiana che rialza la testa e che fa vedere alle varie HBO e BBC che c'è anche lei, che anche nella penisola, nel "Bel paese", si sa raccontare una storia. La questione che viene dopo, e cioè quanto di questa storia sia vero, è un altro discorso. Qualcosa a cui dovrebbero rispondere gli sceneggiatori, che – ne sono sicuro – hanno solo usato come spunto il libro di Saviano (c'è del realistico e del reale, ma c'è anche dell'esagerato, come nel caso della sparatoria finale e dei camorristi che vanno in giro a kalashnikov spianati).

Gomorra – La Serie è troppo…. Troppo per un pubblico diseducato alla televisione e alla sensibilità; e troppo per una critica facile e paciona, che urla subito al successo ma è pronta un minuto dopo a girare il pollice e a condannare a morte l'oggetto del suo esame.

Gomorra – La Serie è un'opera di finzione e non un documentario, dica quel che dica Saviano che sì, ha supervisionato l'editing e la sceneggiatura ma che non può dirsi certo tra gli artefici attivi della serie. (Bisogna farlo un passo indietro, quando è il caso. Vedi George RR Martin e Il Trono di Spade). Ne avrà parlato con gli autori, con lo showrunner, con la produzione. Ma del suo libro, nella serie, c'è giusto il titolo (ed appena qualche riferimento). Guai quindi ad alzare troppo il tiro. Sky è riuscita laddove tutti gli altri canali non sono mai riusciti (fino ad oggi): fare un prodotto di qualità. Un prodotto che verrà venduto in oltre 60 (ma c'è anche chi si ferma a 40 e chi a 50) paesi. E che è la nostra risposta non solo a The Wire, come scrive Variety; ma a tutto un mondo, a tutto un giro da cui, per tantissimo tempo, siamo stati tenuti fuori.

L'aspetto più interessante di "Gomorra" è la volontà di non porsi come serie di denuncia. Se lo avesse fatto avrebbe fallito miseramente. Invece, con un coraggio stilistico (fotografia e colonna sonora straordinarie) e tematico non indifferente, ha affrontato la camorra dal suo interno, non cercando personaggi positivi che vi si opponessero. Al contrario ha aperto squarci inquietanti su questo mondo, andando oltre la figura dell'antieroe, delineando con puntate ad hoc i legami che la criminalità tiene a doppio filo con finanza e politica. Ha poi fornito un ritratto impietoso sul consenso e sulla sua capacità di riproduzione in una comunità dove esistono solamente desolazione, disperazione e la miseria.

Gomorra aveva raccontato come la ricerca del potere puro passi attraverso l’annullamento dell’umanità, come non ci sia sete di potere che non sia collegata al desiderio di supremazia, facendo la miglior equazione possibile tra esseri umani e animali. Questa seconda stagione vede un lutto già nel primo episodio e rilancia quello stesso tema con una suggestione fortissima: gli Stati Uniti della Camorra. Una così assurda, imprevedibile e originale che poteva venire solo dalla realtà.

"Gomorra" ha così scritto una pagina importantissima della storia della televisione italiana. Anche se non c'è stata la perfezione assoluta (qualche sbavatura negli episodi centrali, l'evoluzione troppo repentina di Genny che ha contravvenuto alla regola americana dello "Show, don't tell"), la serie è la dimostrazione di come anche in Italia si possano realizzare opere di altissimo livello. Basta avere il coraggio di proporle, nutrendo anche l'ambizione di ridefinire le regole della serialità televisiva anche nel panorama internazionale..

Ci sono infatti ancora una volta i fatti veri a fare da base alla serie, le faide del 2012 che hanno visto i clan spartirsi i territori in autonomia, ognuno una piazza di spaccio senza una famiglia unica a controllare. Ironia vuole che quelle fossero proprio le terribili faide che avevano luogo mentre la troupe di Stefano Sollima e soci girava la prima stagione di Gomorra a Scampia e Secondigliano.

Scritto da Luca

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