Conviene ancora studiare all'università per trovare lavoro?

RAGUSA ore 09:36:00 del 09/01/2015 - Tipologia: Curiosità, Denunce, Editoria, Guide, Lavoro, Sociale

Conviene ancora studiare all'università per trovare lavoro?

Conviene ancora studiare all'università per trovare lavoro? | L’analisi di Italiano Sveglia.

Paradossalmente, è forse più facile trovare lavoro solo col diploma che con la laurea. Le aziende cercano in primo luogo gente che sappia fare, che abbia buone conoscenze del pc e delle lingue (in particolare l'inglese ma è meglio affiancarne anche almeno un'altra), che abbia voglia di fare carriera e che abbia il senso di appartenenza all’azienda di cui fa parte. Se hai queste caratteristiche ai colloqui vieni preferito, anche se hai solo il diploma, rispetto a chi magari ha pure due lauree però nella vita ha solo studiato sui libri e di concreto, di pratico, non sa far nulla. Le aziende, soprattutto quelle piccole e medie (cioè circa il 90% di quelle esistenti in Italia) cercano in primo luogo le conoscenze pratiche, non tanto quelle teoriche, trattandosi di realtà piccole.

Ovviamente, però, questo la scuola e l'università non lo dicono, non dicono che il mercato del lavoro funziona con regole differenti, che si bada più alla sostanza che ai titoli: ultimamente in Italia si vuol far credere che se non hai una laurea non farai strada, che avrai difficoltà a trovare lavoro... NIENTE DI PIU' FALSO... Attenzione, quello che vogliamo dirti non è di abbandonare gli studi, se sei davvero convinto/a, se ti piace, se senti la passione per i libri bruciare dentro di te, stringi i denti e vai. Ma se lo fai solo perchè credi che una laurea possa aprirti con sicurezza le porte del mondo del lavoro, bè, allora forse l'idea di considerare di aprirti altre strade (anche aprire un'attività, perchè no) non sarebbe malaccia (anzi, potrebbe rivelarsi per te un'ottima scelta, magari ancora più gratificante della conquista del pezzo di carta).

La laurea oggi è diventata un brutto retaggio di tempi andati. Dei tempi in cui solo i migliori (i più bravi, ma anche i più ricchi, ahimè...) riuscivano ad avere un'istruzione. Oggi le cose sono cambiate. Se da una parte la cultura è più accessibile, dall'altra ha perso in selettività: tutti o quasi possono laurearsi, col risultato che accedono agli studi tanto i meritevoli quanto gli scarsi, i fannulloni, i perdigiorno che si iscrivono all'università per temporeggiare qualche anno in attesa di diventare grandi. Così capita che per alcuni, i meno purtroppo, la laurea sia davvero sinonimo di cultura, perchè hanno impegnato le loro energie con l'intento di imparare il più possibile; per altri invece la laurea è soltanto un passaporto per il lavoro e il prestigio, e non coincide con la cultura. 

La formazione universitaria è sempre più generalizzata, priva di contenuti applicabili, crea dei futuri lavoratori fortemente teorici e confusi nell'ambito pratico, poichè non hanno avuto modo di utilizzare le mille nozioni acquisite. Allo stesso tempo non crediamo sia utile imparare soltanto un mestiere, si rischia di essere troppo specifici e non pronti in una società in cui spesso bisogna adattarsi alle possibilità lavorative disponibili. Morale della favola? Studiare non tralasciando il mondo del lavoro e la parte pratica, cercare di fare più esperienze possibili, anche variegate, in modo da formarsi anche come "lavoratore", non solo come universitario.

Scritto da Gerardo

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