Col prestito vitalizio IPOTECARIO si rischia la casa: se lo conosci, lo eviti

(Catanzaro)ore 11:50:00 del 26/07/2018 - Tipologia: , Economia, Lavoro, Nuove Leggi

Col prestito vitalizio IPOTECARIO si rischia la casa: se lo conosci, lo eviti

Che nobile scopo si è prefissa la politica italiana quando nel 2005 ha deciso di introdurre in Italia il prestito vitalizio ipotecario ( scopiazzandolo da l'istituto americano del reverse mortgage)– vale a dire la possibilità per gli over 60 di ipotecare .

Aiutare gli anziani a vivere un’esistenza serena. Che nobile scopo si è prefissa la politica italiana quando nel 2005 ha deciso di introdurre in Italia il prestito vitalizio ipotecario ( scopiazzandolo da l'istituto americano del reverse mortgage)– vale a dire la possibilità per gli over 60 di ipotecare la casa per avere un finanziamento – scoprendo però ben presto che si trattava solo di un’ingombrante eredità per le future generazioni.

Tant'è che per oltre un decennio questo prodotto è rimasto nei cassetti a prendere polvere, fino a quando nel marzo 2016 – complice la stretta del credito – è stato ritirato fuori dal governo Renzi per fare cassa sfruttando la ricchezza degli italiani per eccellenza: il mattone. Con un po’ di modifiche e qualche aggiustamento rispetto alla versione iniziale, da due anni gli ultrasessantenni che hanno bisogno di liquidità possono così richiedere a banche o intermediari finanziari un prestito garantito da un’ipoteca di primo grado a garanzia della restituzione del prestito, degli interessi e delle spese.

IN PRATICA, viene concesso un finanziamento a fronte dell’iscrizione di un’ipoteca sulla casa, che il proprietario non sarà costretto a vendere potendo continuare a viverci, mentre la restituzione del capitale e degli interessi va a carico, in tutto o in parte, agli eredi dopo il decesso di chi ha sottoscritto il contratto. Questo il maggiore vantaggio, visto che nonostante i 13,5 milioni di over 60 (che rappresentano il 22,3% della popolazione italiana) detengano circa 3 miliardi di euro del patrimonio immobiliare e siano liquidi, grazie alla pensione, quando poi si rivolgono alle banche gli vengano negati prestiti o mutui non potendo comprovare, per ovvie ragioni anagrafiche, la propria sostenibilità nel tempo.

E poco importa se proprio gli ultra- sessantenni negli ultimi anni abbiano rappresentato il pilastro del welfare familiare, in mancanza di quello statale. Alla prova dei fatti, però, il meccanismo con cui si articola il prestito vitalizio ipotecario "lo rende troppo oneroso per chi lo stipula. Prima di sottoscriverlo, bisogna valutare bene tutte le condizioni", spiega Pierluisa Cabiddu, consigliere nazionale del Notariato che ha coordinato un vademecum sullo strumento di prossima pubblicazione. "Anche se non si pagano le rate periodiche – prosegue Cabiddu -, il limite più grande è che gli interessi maturano non solo sul capitale, ma anche sugli interessi scaduti, facendo scattare il cosiddetto anatocismo. Un’insidia da non sottovalutare". Il calcolo è presto fatto:ipotizzando un tasso fisso del 4%, il primo anno con un capitale da 50mila euro si pagheranno 2mila euro; il secondo anno con un capitale di 52mila euro, gli interessi arriveranno a 2.080 euro: il terzo anno il capitale di 54.080 porterà a sborsare 2.163,20 euro e così a seguire. Quindi, se una persona di 70 anni ottiene un prestito vitalizio ipotecario di 50.000 euro, al compimento di 85 anni maturerà un debito di 86.500 euro.

TANTO che secondo un recente monitoraggio effettuato da Il Salvagente, confrontando i fogli informativi di un paio di offerte di prestito vitalizio ipotecario proposte da alcune banche, emerge che a fronte di un’erogazione di 100mila euro, il capitale da restituire dopo 15 anni andrà da 180.000 euro a oltre 215.000 euro. Insomma, non proprio un affare per il cliente e per i suoi eredi. Gli accorgimenti non finiscono qui. Massima attenzione va prestata anche al rimborso integrale del prestito che può avvenire senza capitalizzazione (si rimborsano gradualmente gli interessi e le spese prima della morte) lasciando agli eredi l’incombenza del rimborso del solo capitale) o con capitalizzazione ( gli eredi dovranno rimborsare il prestito integralmente entro 12 mesi dalla morte del caro sia il capitale che gli interessi e le spese capitalizzati annualmente ).

Si può anche decidere di vendere la casa per ripagare la banca. Ma se gli eredi non hanno i soldi, gli istituti di credito possono provvedere in proprio alla vendita dell’immobile restituendo agli eredi soltanto la parte del guadagno eventualmente dovuto senza dover ricorrere a un’ordinaria procedura esecutiva giudiziaria. Dopo l’anatocismo, insomma, un altro regalo alle banche che hanno anche una posizione dominante sui contraenti. Senza sottovalutare che un figlio potrebbe scoprire solo alla lettura del testamento di non aver più in eredità la casa dei genitori. “Il prestito vitalizio ipotecario sarebbe anche un utile strumento patrimoniale alternativo alla nuda proprietà o alla cessione del quinto, ma a oggi non ha ancora soddisfatto i requisiti di efficacia e di garanzia. Per non renderlo un’occasione mancata, la politica dovrà fare alcuni interventi correttivi. Intanto noi notai siamo chiamati a spiegarne bene i meccanismi per far comprendere i vantaggi e i rischi”.

Il trucco In caso di morte, i parenti devono pagare interessi salati o perdono tutto

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Scritto da Alberto

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