Aumento carburanti dalla Legge di Bilancio: ecco le accise

(Bari)ore 18:40:00 del 18/03/2019 - Tipologia: , Economia, Politica

Aumento carburanti dalla Legge di Bilancio: ecco le accise

L’accisa è l’imposta erariale indiretta che il consumatore paga sui carburanti ed altri prodotti di consumo. .

L’accisa è una tassa, imposta sulla produzione e la vendita di alcuni tipi di beni di consumo; viene spesso indicata come ‘imposta erariale‘ o ‘imposta di consumo’ e costituisce un tributo indiretto, in quanto viene corrisposto dal consumatore. A differenza di altre imposte, si calcola sulla quantità di prodotto e non sul suo prezzo. L’accisa sulla benzina e gli altri carburanti costituisce una delle principali entrate per lo Stato Italiano; gli altri prodotti soggetti a questa imposta sono le sostanze alcoliche, i tabacchi lavorati e l’energia elettrica.

Le accise sul carburante in Italia In Italia, le accise più diffuse sono quelle sui carburanti. Dal sito ufficiale del Mise (Ministero dello Sviluppo Economico), si apprende che in Italia le accise sui carburanti (destinati anche a settori diversi rispetto all’autotrazione) sono i seguenti:
Euro 728.40 per ogni 1.000 litri di benzina; Euro 617.40 per ogni 1.000 litri di gasolio; Euro 147.27 per ogni 1.000 litri di GPL; Euro 403.21 per ogni 1.000 litri di gasolio per riscaldamento; Euro 166.84 per ogni 1.000 litri di O.C. (‘olio combustibile’) fluido BTZ 1%S; Euro 31.39 per ogni 1.000 litri di O.C. denso BTZ (l’unico carburante non gravato dall’IVA). Il Mise rende pubbliche le medie mensili dei prezzi dei vari carburanti venduti in Italia. I dati sono il risultato di una media ponderata sulla base del numero di giorni per ogni mese e vengono pubblicati il giorno dopo la prima rilevazione settimanale effettuate nel mese successivo.

Secondo i dati pubblicati dal portale del dicastero di Via Veneto, a gennaio 2019 il prezzo medio della benzina è stato di 1.490,13 euro ogni 1.000 litri. Tale dato, che rappresenta solo una media, deriva dalla somma dell’accisa (che resta invariata), dell’IVA e del costo netto del carburante, pari a 493.02 euro ogni 1.000 litri. Poiché l’accisa sul gasolio è inferiore, anche il prezzo medio del diesel è più basso. A gennaio, il costo medio è stato quantificato in 1.434,73 euro ogni 1.000 litri, frutto di un prezzo netto di 558,61 euro e un’IVA di 258,72 euro. Per quanto concerne il GPL, invece, la media mensile di gennaio 2019 è stata di 657,04 euro per 1.000 litri per via di un costo al netto delle imposte pari a 391,29 euro e un’IVA relativa di 118,48 euro per 1.000 litri. In generale, il prezzo del carburante è quindi composto da una parte fissa (l’accisa) e una parte variabile, ovvero il prezzo netto (dal quale deriva l’IVA). Questi, a sua volta, è influenzato dalle oscillazioni del mercato che possono essere determinate da vari fattori esterni o contingenti. I codici accisa Sulle etichette dei prodotti sottoposti ad accisa si trova un codice alfanumerico composto da 13 caratteri.

 

I primi due indicano lo Stato membro che esige il tributo (per l’Italia è IT), il terzo ed il quarto sono due zeri. Seguono altre due lettere, che indicano la provincia in cui si trova il Deposito Fiscale. Il settimo carattere è un’altra lettera, che indica sostanzialmente il tipo di prodotto (detto ‘settore d’imposta’): ‘A’ per le sostanze etiliche, ‘V’ per vino, ‘O’ per gli oli minerali. Seguono altre cinque cifre, che formano un codice identificativo specifico che contraddistingue il Deposito Fiscale in maniera più precisa. L’ultima cifra è inserita con funzione di controllo.

Il codice viene rilasciato agli operatori che lavorano con prodotti sottoposti a regime sospensivo (“il regime fiscale applicabile alla fabbricazione, alla trasformazione, alla detenzione ed alla circolazione dei prodotti soggetti ad accisa, non vincolati ad una procedura doganale sospensiva o ad un regime doganale sospensivo, fino al momento dell’esigibilità dell’accisa o del verificarsi di una causa estintiva del debito d’imposta”). Simile al codice accisa è il ‘codice ditta‘; le due sequenze hanno la stessa struttura ma il secondo viene rilasciato agli operatori che trattano prodotti per i quali il debito di accisa è stato già estinto.

La normativa sulle accise In Italia, l’esazione dell’accisa è regolamentata dal Decreto Legge n. 504 del 26 ottobre 1995 (“Testo unico delle disposizioni legislative concernenti le imposte sulla produzione e sui consumi e relative sanzioni penali e amministrative”). Il testo fornisce anzitutto la definizione di accisa: “l’imposizione indiretta sulla produzione o sul consumo dei prodotti energetici, dell’alcole etilico e delle bevande alcoliche, dell’energia elettrica e dei tabacchi lavorati“. La gestione delle accise è affidata all’Agenzia delle Dogane e gli organi, centrali o periferici, dell’Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato. Un prodotto viene sottoposto al regime fiscale dell’accisa “al momento della loro fabbricazione, compresa l’estrazione dal sottosuolo qualora l’accisa sia applicabile, ovvero della loro importazione“. In aggiunta, l’accisa è esigibile anche nei seguenti casi: al momento della ‘immissione in consumo‘; quando viene accertata l’assenza delle condizioni di consumo tali da poter beneficiare di un’aliquota ridotta o un’esenzione. Il pagamento dell’accisa è obbligatorio per il titolare del deposito fiscale (ossia “l’impianto in cui vengono fabbricati, trasformati, detenuti, ricevuti o spediti prodotti sottoposti ad accisa“), per i garanti del pagamento e per qualsiasi soggetto verso il quale si verificano le condizioni per l’esigibilità del tributo.

A partire dal 1999, è entrato in vigore un nuovo Decreto Legge che consente anche alle Regioni di imporre, in maniera autonoma, un’accisa sulla benzina: un fattore in più da tenere in considerazione per la variazione locale dei prezzi al dettaglio. I prodotti sottoposti ad accisa e le modalità di pagamento I prodotti che vengono sottoposti all’accisa devono essere garantiti sia per la qualità che per la quantità. Per risolvere eventuali controversie, si fa riferimento al testo unico approvato con il decreto n. 43 del Presidente della Repubblica del 23 gennaio 1973. Spetta invece al Ministero dell’Economia stabilire, per mezzo di un apposito decreto, i termini e le modalità di pagamento dell’accisa; in caso contrario, restano in vigore le disposizioni adottate per i singoli prodotti. Per i titolari di un deposito fiscale di prodotti sottoposti ad accisa, il decreto prevede anche la possibilità di avanzare una richiesta di rateizzazione del debito d’imposta qualora sussistano oggettive difficoltà economiche e finanziarie (tali da non consentire il saldo immediato del debito). L’imposta può essere abbuonata in casi specifici quali la ‘perdita irrimediabile’ o la completa distruzione del prodotto sul quale doveva essere pagato il tributo.

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Scritto da Samuele

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