Astensione giovanile 70%: piu' furbi delle vecchie generazioni?

(Roma)ore 22:11:00 del 21/01/2018 - Tipologia: , Politica

Astensione giovanile 70%: piu' furbi delle vecchie generazioni?

Quando la febbre dell’astensione sale, la salute di una democrazia diminuisce. .

Quando la febbre dell’astensione sale, la salute di una democrazia diminuisce. Forte di questa convinzione Sergio Mattarella si appella agli italiani, perché il 4 marzo non restino a guardare ed esercitino il diritto-dovere di recarsi alle urne. A un mese e mezzo dalle elezioni qualsiasi previsione rischia di essere ribaltata in corsa, ma i numeri dei sondaggisti non fanno ben sperare su una ripresa della partecipazione al voto. Sedici milioni di persone sono orientate a restarsene a casa e il numero è in aumento. E se i leader dei partiti continueranno a sparare promesse irrealizzabili, l’asticella dell’astensione, che ondeggia attorno al 30%, potrebbe alzarsi ancora. Gli indecisi sono un esercito: 7-8 milioni di persone rassegnate e sfiduciate, destinate in uno schema quasi quadripolare a spostare gli equilibri politici, determinando vittorie e sconfitte.

Volatilità

Fabrizio Masia di Emg vede «molta volatilità» e stima che, se si votasse oggi, la partecipazione sarebbe attorno al 67%, in discesa rispetto a dicembre: «È realistico pensare che una parte degli elettori si lascerà convincere da chi promette la flat tax o l’abolizione della legge Fornero, mentre un’altra parte finirà per non capirci più nulla». Masia prevede che la partecipazione si attesterà al 70%, con un calo di cinque punti (due milioni e mezzo di persone) rispetto al 2013. La preoccupazione di Mattarella è dunque più che fondata. Il presidente teme che la fiducia nelle istituzioni si indebolisca ancora e le analisi dei sondaggisti confermano i suoi timori.

Gli umori

«Il Paese è in una bolla di rancorosità — descrive gli umori degli italiani Roberto Weber, presidente di Ixè —. La fascia più frustrata è quella tra i 25 e i 45 anni, che non ha lavori stabili». Visto il cattivo mood del Paese, per il fondatore di Swg la quota del 75% di votanti 2013 può scendere anche di 8 punti: «Nulla è scontato, spesso i numeri illudono... Se nel finale la campagna si accende potremmo avere sorprese». Tutto si deciderà nell’ultima settimana, prevede Enzo Risso di Swg: «L’indecisione è profonda, l’elettore sceglierà a ridosso del voto puntando sul meno peggio».

Il destino

Il destino del Paese è nelle mani di quel 36% che, dai calcoli del sociologo, brancola nella nebbia e non ha ancora maturato con certezza la decisione di andare a votare. «La metà dei giovani tra 18 e 24 anni diserterà le urne, perché non ha punti di riferimento — è l’analisi di Alessandra Ghisleri di Euromedia Research —. Nelle intenzioni di voto siamo tra il 68% e il 70%, ma ci aspettiamo colpi di scena». Campagna apertissima anche secondo Lorenzo Pregliasco di Youtrend, che ha appena lanciato la piattaforma Rosatellum.info: «Manca troppo tempo perché l’appello di Mattarella possa incidere. A mobilitare gli elettori sarà il nuovo sistema elettorale, con i candidati di collegio».

Da: QUI

Scritto da Luca

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