Agnelli SAPEVA e ha avallato le CONDOTTE ILLECITE

(Torino)ore 20:24:00 del 01/10/2017 - Tipologia: , Calcio, Cronaca

Agnelli SAPEVA e ha avallato le CONDOTTE ILLECITE

Quando tre o più persone si associano allo scopo di commettere più delitti, coloro che promuovono o costituiscono od organizzano l'associazione sono puniti, per ciò solo, con la reclusione da tre a sette anni [305 c. 1, 306 c. 1, 416 bis; 380 c. 2 lett. m.

Andrea Agnelli:non ho mai incontrato Dominello da solo:

bene dice la LEGGE.

416. Associazione per delinquere.

Quando tre o più persone si associano allo scopo di commettere più delitti, coloro che promuovono o costituiscono od organizzano l'associazione sono puniti, per ciò solo, con la reclusione da tre a sette anni [305 c. 1, 306 c. 1, 416 bis; 380 c. 2 lett. m) c.p.p.] (1).

Come farà questo poveretto a pagare 20mila euro di multa? Perché tanta severità? Purtroppo le mie entrate mensili sono pari a quello che un calciatore guadagna in un decimo di secondo e faccio fatica ad arrivare a fine mese, altrimenti avrei contribuito personalmente. Pena davvero ingiusta: l'Italia è spietata con i politici ai quali comprano case a loro insaputa, i cardinali ai quali ristrutturano attici a loro insaputa, i presidenti di squadre di calcio che intrattengono rapporti mafiosi a loro insaputa. Comunque se l'Agnellino sarà sospeso la soluzione potrebbe essere di lasciare il timone della squadra a quellì'indiscusso genio di Lapo.

Come se non fosse stato chiaro sin dall’inizio che la Procura di Torino non se l’era sentita di accusare i vertici della Juventus di favoreggiamento alla Ndrangheta. Perché, consapevoli o meno, per dirla con il procuratore federale Giuseppe Pecoraro, che presenterà appello come lo faranno anche i deferiti, «parte delle risorse accumulate con il bagarinaggio favorito dalla Juventus, sono andate a esponenti della Ndrangheta». «Insomma – dice Pecoraro – un’attività sportiva ha incrementato il patrimonio criminale».

Che la Juventus tirasse un sospiro di sollievo, fa parte di una commedia già vista. Più sincera la mezza delusione dell’accusa: «Siamo parzialmente soddisfatti perché il Tribunale ha accolto parzialmente l’impianto accusatorio».

In sostanza, per i giudici sportivi non ci sono le prove per condannare Agnelli per l’episodio specifico della introduzione nella curva, alla vigilia del derby Juve-Toro, di striscioni che invocavano una nuova Superga al Toro, e fuochi d’artificio.
E va aggiunto che nell’atto di incolpazione Pecoraro aveva accennato a quell’area criminale dentro la quale si collocavano alcuni capi ultrà.

Il procuratore federale Giuseppe Pecoraro aveva chiesto pene più severe (due anni e mezzo per Agnelli), e la decisione di dimezzarle nei fatti è una scelta che tiene conto della convinzione della innocenza di Agnelli per l’episodio degli striscioni e fuochi pirotecnici introdotti nella curva per scongiurare l’annunciato sciopero dei tifosi. Quell’episodio, per i giudici, è stato «un gesto sconsiderato e pericoloso anche a livello d’immagine».

Agnelli era consapevole

A proposito della consapevolezza di Agnelli della caratura mafiosa del mediatore e rappresentante del cartello degli ultrà, Rocco Dominello (condannato per mafia dai giudici di Torino prima dell’estate), i giudici sportivi sostengono: «Il Tribunale dopo ampia valutazione è giunto alla determinazione che tale frequentazione (tra Agnelli e Dominello, ndr) avvenne in maniera decisamente sporadica ma soprattutto inconsapevole con riferimento alla conoscenza del presunto ruolo malavitoso dei soggetti citati».

«Le vicende contestate – scrivono i giudici – assurgono a vero e proprio modus operandi di una delle società più blasonate a livello europeo per un lunghissimo arco di tempo e hanno trovato  la loro conclusione non già a seguito di un volontario cambio di rotta societario, ma esclusivamente per l’avvenuta conoscenza delle attività di indagini della Procura della Repubblica di Torino».

Scritto da Gregorio

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