(Bari)ore 07:26:00 del 11/11/2017 - Tipologia: , Denunce, Sociale

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Andrebbe spiegato che anche se ci fosse gioia, ammirazione o affetto quello è appunto il tempio di Dio, ma non solo; ogni celebrazione sacra non vale in sè per l'effetto emotivo che suscita, ma per ciò a cui rimanda, per CHI si celebra; Le persone che hanno eventualmente parlato, chi ha celebrato, chi ha spiegato, anche se l'ha fatto bene, NON ha fatto uno show; non siamo a teatro; Anche se ci avesse toccato intimamente, il sacerdote è o dovrebbe essere uno strumento, ha reso un servizio a Dio, o ha esercitato il suo ministero sacerdotale, o ha esercitato un carisma, comunque avuto in dono.

Sicuro non è e non deve diventare un "gesto" per l'esaltazione dell'uomo. Il tempio è dovrebbe essere un luogo dove si celebra Dio e non l'io dell'uomo.

Sembra comunque una cosa non facilmente arginabile, ma è un altro frutto sia dell'antropocentrismo, sia della falsa cultura di massa della spettacolarizzazione da tv, in cui si devono applaudire i "talenti", veri o presunti. Ma sfocia nel pericoloso culto dell'uomo, e denota un bisogno di rievangelizzazione da zero.

E' un po' il caso di chi ti indica la luna (in questo caso, ti indicano Dio), e c'è chi si fissa a guardare il dito.

Il tema non è nuovo. Già Joseph Ratzinger nell’Introduzione al­lo spirito della liturgia aveva tuonato: «Là, dove irrompe l’ap­plauso per l’opera umana nella liturgia, si è di fronte a un se­gno sicuro che si è del tutto perduta l’essenza della liturgia e la si è sostituita con una sorta di intrattenimento a sfondo reli­gioso». Sulla stessa scia padre Tognetti: «Il tempio di Dio non è il luogo degli applausi.

Con l’applauso si sposta l’attenzio­ne: si celebra l’uomo al posto di Dio». Non siamo di fronte a un cantante, a un calciatore o a un funambolo del circo, rimarca con ironia l’autore. «Nessuno applaude nel rimirare estasiato un tramonto sull’oceano, o nel­l’osservare ammirato il volo de­gli uccelli nel cielo. L’applauso è sempre in relazione agli uo­mini, quando fanno qualcosa di bello, qualcosa che ci piace». Ma il protagonista per eccel­lenza della celebrazione è Ge­sù: "Probabilmente sotto la cro­ce a nessuno venne in mente di applaudire. Nel momento del­la Resurrezione, poi, non c’era nessuno, e se c’era dormiva (le guardie). E nella Messa non succede la stessa cosa: morte e Resurrezione? La Messa è il Sa­crificio di Cristo, non altro, da vivere con timore e tremore, nella preghiera, nell’adorazio­ne, nella lode…». La verità è che si smarrisce quell’atteggiamento di meravi­glia e composta gratitudine che dovrebbe avere il fedele e tra­sformiamo la chiesa in un tea­trino molto umano» annota a­maramente Tognetti. Per non parlare di ciò che accade dopo la benedizione: «Ci rimango sempre male quando dopo aver detto 'La Messa è finita, anda­te in pace', l’assemblea si tra­sforma in un mercato…». O quel che avviene nelle Messe nuziali: «Sono ancora matri­moni o sedute fotografiche?».

Il pensiero di padre Tognetti corre al mistico toscano: «Tutt'altra cosa era la Messa di don Divo Barsotti. Lo abbiamo spesso visto piangere, mai ap­plaudire. Il suo atteggiamento nella Messa ci richiamava ad u­na partecipazione commossa e profonda. Era un entrare nel Mistero, ed esserne coinvolti. Vi era un’attenzione a Dio e non all’uomo, da cui ne veniva spes­so quel desiderio di Dio che porta a conversione».

Scritto da Gregorio

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