(Torino)ore 13:26:00 del 19/09/2017 - Tipologia: , Calcio, Denunce

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INCHIESTA JUVE-NDRANGHETA - Due anni e mezzo di inibizione da infliggere al presidente della Juventus, Andrea Agnelli, per i suoi rapporti non consentiti dal regolamento con gli ultrà bianconeri: è questa la pena che il capo della procura Figc, Giuseppe Pecoraro, ha richiesto al tribunale federale nazionale nel processo a porte chiuse nato dall'inchiesta penale "Alto Piemonte".

INCHIESTA JUVE-NDRANGHETA - DEFERITA ANCHE LA SOCIETÀ — Il processo ha preso il via oggi, innanzi al Tribunale federale nazionale presieduto da Cesare Mastrocola (componenti Paolo Clarizia, Pierpaolo Grasso, Valentina Ramella e Sergio Quirino Valente), nei confronti del presidente della Juventus, Andrea Agnelli, deferito dalla Procura federale per la presunta violazione degli articoli 1 bis (lealtà sportiva) e 12 (rapporti con i tifosi) del Codice di giustizia sportiva. Con lui, deferiti anche la società bianconera per responsabilità diretta, Francesco Calvo, all'epoca direttore commerciale del club torinese, Alessandro Nicola D'Angelo, security manager, e Stefano Merulla, responsabile del ticket office. Si tratta della seconda parte di dibattimento dopo il rinvio dello scorso 26 maggio.

INCHIESTA JUVE-NDRANGHETA - Ci sono testimonianze e soprattutto intercettazioni ambientali e telefoniche che inchiodano gli imputati. Nessun dubbio, dunque, per il prefetto Pecoraro sulla colpevolezza degli imputati.

Agnelli sapeva perfettamente che i dirigenti della sua Juventus avevano stretto un patto scellerato con i capi ultras delle curve juventina.

In cambio della pax ultras, la Juventus vendeva  biglietti e abbonamenti ai diversi gruppi ultras. Almeno 1.500 biglietti a partita.
Secondo l’accusa nei campionati dal 2011 al 2016 i cinque gruppi ultras si sono spartiti almeno un milione di euro di profitti a testa.

Per la Juventus chieste due gare a porte chiuse, una ulteriore gara con la chiusura della Curva Sud, ammenda di 300mila euro.

Scritto da Luca

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